“Liberi dall’ergastolo” a cura di Nicola Valentino, edizione Sensibili alle Foglie, recensione di Daniela Domenici

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Questo libro racconta, in modo assolutamente suggestivo e commovente, l’esperienza che alcune persone, sempre di più dal 2011 a oggi, hanno fatto e continuano a fare andando al cimitero degli ergastolani nei pressi dell’antico carcere, dismesso nel 1965, nell’isola di Santo Stefano vicino a quella di Ventotene, le due isole ponziane, per portare un fiore e ridare un nome alle tombe delle persone morte all’ergastolo e dimenticate.

Queste persone che vengono da ogni parte d’Italia con le motivazioni più varie, con vissuti diversi, chi ha sperimentato la detenzione e chi invece è un/una artista o un/a volontario/a o un/a direttore/rice di carcere o studenti di diritto penitenziario con il loro docente; è stato un passaparola, un sasso gettato nello stagno dell’abbandono e del silenzio di questo “luogo simbolico che consente di vedere ciò che l’ergastolo, ancora oggi, sentenzia: la condanna di una persona a morire in carcere” che coinvolge ogni anno sempre più persone e che avviene “nel mese di giugno in relazione con la giornata mondiale dell’ONU contro la tortura nel mondo”.

Questo carcere ha una struttura architettonica molto particolare, l’architetto si è ispirato al teatro San Carlo di Napoli, e fu studiata appositamente perché da ogni cella si potesse vedere e ascoltare quello che accedeva al malcapitato che veniva portato nella struttura centrale. In questo carcere è stato detenuto, tra gli altri, Luigi Settembrini tra il 1851 e il 1859 e l’anarchico Bresci che lì vi morì pochi mesi dopo l’attentato al re nel 1901.

il libro si snoda attraverso brani di diario, interviste, foto, riflessioni e si conclude con alcune considerazioni di Valentino sull’ergastolo contemporaneo che è una pena che equivale alle pena di morte, una morte in vita “se con la pena di morte lo Stato toglie la vita a una persona con l’ergastolo se la prende”.

LIBERI DALL’ERGASTOLO.