“Filosofi a luci rosse” di Pietro Emanuele, Salani editore, recensione di Daniela Domenici

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Sottotitolo “la filosofia, l’universo dei punti di vista, guardata da un punto di vista inedito: il sesso”: ho letteralmente divorato questo delizioso, dotto e variegato libro di Pietro Emanuele, docente di filosofia all’università di Messina, che mi ha avvinto sin dalle prime pagine per vari motivi, in primis per la sua straordinaria bravura di affabulatore, in secundis la sua enciclopedica cultura in campo letterario sia italiano che straniero e, ancora, per la sua formidabile ironia che gli permette di non essere mai volgare anche quando tratta, nei dettagli, la sessualità dei tanti filosofi da lui presi in esame; infatti lui stesso scrive nel suo “congedo casto”: “ho la presunzione d’esser riuscito a non esser volgare nonostante la scabrosità degli argomenti”.

Se posso muovergli un appunto, da donna che si occupa di donne da tempo nel suo sito e con le sue opere, è che ha parlato quasi esclusivamente di filosofi e non di filosofe; l’unica, se non ricordo male, è Hanna Arendt…prof. Emanuele, la sua prossima opera sarà focalizzata su di loro?

Da Socrate passando per Lucrezio, sant’Agostino, Abelardo, Montaigne, Casanova, De Sade, Rousseau, Nietzsche, Groddeck, Reich fino ad Artaud (e tanti altri ancora che non ho elencato) Pietro Emanuele vuole invitarci a liberarci “dall’abusata immagine del filosofo oracolare! Egli non è né un sacerdote senza peccato né un pozzo di sapienza. È un uomo come noi, con il suo cervello e i suoi genitali. Ha scelto l’avventurosa professione del pensatore…la vita di un filosofo può sempre sorprenderci e divertirci. Tanto più se la si studia in tutti i suoi aspetti a partire dall’intimità…” e conclude “la filosofia a luci rosse non è affatto più spregevole di quella accademica e per di più mette di buon umore”.

C’è riuscito perfettamente, grazie di vero cuore.