accadde…oggi: nel 1819 nasce Regina Dal Cin, di Paolo Steffan

Una figura stupefacente di guaritrice attiva nel Vittoriese nel cuore dell’Ottocento, tra processi e gratifiche, è ricordata con orgoglio in una vecchia cronaca di Benedetto Zenner

Spesso pensiamo che le piccole località non abbiano espresso personaggi di particolare rilievo, ma in realtà il più delle volte è solo perché la loro memoria si è perduta nel tempo. Come nel caso di Regina Marchesini, nata a San Vendemiano il 4 aprile 1819. Fortunatamente Benedetto Zenner, un suo contemporaneo, prete di notevole cultura, ha compilato dei “cenni biografici” di godibile lettura, da cui abbiamo attinto nel ricordarne le vicende.

Nata in una famiglia umile della campagna sanvendemianese, Regina è una ragazza semplice e priva di istruzione. A nove anni, però, ha l’opportunità di dar prova per la prima volta di un suo particolare talento di «acconcia-ossi», abilità non nuova nella famiglia materna; e l’occasione è proprio quella di «accomodare l’osso fratturato» di una gamba della madre, la signora Marianna, dopo una brutta caduta dal calesse. Durante la sua lunga convalescenza, Marianna affianca la figlia nella pratica che già la vedeva esperta, con risultati sorprendenti, dacché Regina «acconciava le slogature delle ossa e dei muscoli da maravigliare, che in sì tenera età mostrasse tanta forza e saviezza».

A dieci anni se ne va da San Vendemiano per raggiungere il fratello ad Anzano di Cappella Maggiore: in questi anni Regina approfondisce in privato l’anatomia umana, sfruttando anche la vicinanza dell’ospedale di Ceneda. Nel frattempo in paese la sua fama di abile guaritrice di malattie delle ossa continua a crescere a tal punto, che «ad ogni caso di slogamento la brava ragazza era chiamata, ed operava portentosamente»!

Ad Anzano trova anche marito, tale Lorenzo Dal Cin, da cui acquisisce il cognome con cui è nota: avrà un figlio e presto resterà vedova. Alle porte degli anni Quaranta, quand’è ventenne, guarisce la gamba di un carrettiere dell’Alpago, che i medici di Ceneda volevano amputare. Quest’ultimi però sporgono querela all’Autorità giudiziaria per attività illegale. Data l’evidenza della guarigione, le possono dare solo un’ingiunzione a non più operare: così, nel ventennio seguente Regina continua a esercitare, ma “nascostamente”.

Nel 1867 una nuova denuncia di un medico la porta a sostenere due mesi di reclusione e un nuovo processo, a causa di un tentativo di guarigione andato male, causa l’inadempienza delle sue prescrizioni da parte della paziente. Anche stavolta Regina viene assolta. In questo frangente, essendo oggetto di accuse offensive da parte di molti medici, che ritengono che la donna non sappia neppure i nomi delle ossa, li rimbecca con veemenza: «Lor signori nominino gli ossi, io li metto a posto»! Malgrado le opposizioni, continua comunque a operare, specializzandosi sulla cura del femore.

Negli anni viene più volte chiamata a Venezia e poi anche a Trieste, città nella quale è acclamata e gratificata con onori e denaro anche dalle autorità comunali, per le sue guarigioni femorali prestate anche presso l’ospedale civile. La fama e la riconosciuta efficacia delle cure di Regina Dal Cin fanno sì che il Consiglio Superiore della Sanità nel 1971 le autorizzi ufficialmente la pratica della riduzione delle articolazioni umane e in specialità delle lussazioni femorali, con il solo obbligo che un chirurgo sempre assista alle sue operazioni.

Malgrado le offerte di stabilirsi a Trieste, ella preferisce rimanere in Anzano, dove muore nel 1896. Oggi in paese rimangono in sua memoria un toponimo, vicolo Regina Dal Cin, e la scuola primaria a lei intitolata.

http://www.qualbuonvento.com/it/articoli/cultura/storia/regina-dal-cin-acconciaossi-di-fama/87

https://it.wikipedia.org/wiki/Regina_Dal_Cin

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