Finché le stelle saranno in cielo, di Kristin Harmel, recensione di Daniela Domenici

 

Uno dei libri più belli che abbia letto nell’ultimo periodo (e chi mi segue sa che sono davvero tanti) e che ho divorato in un soffio nonostante le sue 352 pagine, non è recentissimo, è del 2012, l’ho trovato per caso in una biblioteca da cui mi ha “chiamato”.

È una saga familiare che si svolge tra gli Stati Uniti e la Francia e che racconta con maestria, delicatezza e tanta empatia uno dei capitoli più tragici della nostra storia più recente: l’Olocausto.

Straordinaria Harmel a intrecciare i fili di questa storia che si dipana tra il momento presente in cui la protagonista, Hope, e sua figlia Annie gestiscono una pasticceria molto particolare a Cape Cod e i continui rimandi al passato mai rivelato prima dell’amatissima nonna Mamie che comincia a riaffiorare goccia a goccia facendo scoprire a Hope un retaggio culturale e religioso di cui ignorava totalmente l’esistenza.

Per “addolcire” la narrazione Harmel inizia ogni capitolo con una o più ricette dei dolci che Hope e Annie preparano con le stesse ricette e modalità insegnate loro dalla nonna; splendidi i dialoghi e le descrizioni paesaggistiche, perfette le caratterizzazioni psicologiche dei tanti protagonisti che ruotano intorno a Hope e Annie, da Mamie a Gavin, da Rob ad Alain e a Jacob.

È un libro da cui non vorresti riemergere e che ti lascia dentro tante forti e diverse emozioni: complimenti Kristin.

 

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