Non è colpa mia! Donne vittime di femminicidio, di Loredana De Vita

Due sono i fattori imprescindibili di un reale intervento nella lotta contro i femminicidi che continuano a ripetersi, spesso ignorati dai più che si arrendono o si stancano di affrontare la realtà: da una parte intervenire sulle leggi, dall’altra intervenire sulla cultura.
Nessuno dei due interventi può essere eluso, nessuno dei due interventi esclude l’altro, nessuno dei due interventi ha forza sufficiente per agire da solo.
La modificazione del sentito culturale è fondamentale, ma, allo stato attuale, essa fa i conti con la lentezza di molte “teste” ad evolversi; leggi concrete e non prolisse sono quindi necessarie per sopperire alla lentezza del degrado culturale nel quale molti si sono impantanati considerando la cultura in forma statica e non dinamica come le sarebbe più consono.
D’altra parte, la cultura impegna la persona individualmente oltre che come gruppo sociale, il che significa che sempre e comunque possono verificarsi episodi che remino contro la cultura stessa, per questo sono necessarie leggi dirette, non cavillose, che tutelino le persone e la persona donna.
Molte leggi esistono, ma si smarriscono nei meandri e negli anfratti di una società ancora legata a stereotipi culturali che definiscono l’inferiorità di un soggetto umano rispetto all’altro differenziandone le caratteristiche per genere (prima di tutto), per colore della pelle (discriminazione di genere che si innesta sul razzismo; cioè, le donne sono inferiori, ma alcune lo sono persino di più), per credo o cultura (la scelta o meno del velo, può esserne un esempio;
Nota Bene, parlo di scelta libera di una donna per fede personale di indossare o meno il velo, non della cultura violenta che usa il velo (o altri segni) per imporre la sottomissione e l’inesistenza sociale e culturale della persona donna). E’ fondamentale lavorare per modificare la cultura o, meglio, per fare in modo che si accettino i cambiamenti già in atto.
Mi riferisco, ad esempio, alla preparazione specialistica e culturale e accademica di molte donne, alla capacità lavorativa generalizzata e ampliata rispetto a professioni ritenute in precedenza di preferenza maschili, alla libertà di movimento e di scelta che appartiene a ogni essere umano in quanto tale e non per suddivisione biologica. Viviamo un tempo in cui tutto ciò che è nuovo ci spaventa, eppure, se perdiamo l’occasione di imparare a riconoscere e amare il nuovo, stiamo in realtà spegnendo il tempo e con esso il valore di vivere ed esistere in quanto essai umani dotati di intelligenza, emozioni, azioni.
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