accadde…oggi: nel 1916 nasce Virginia Satir, di Giuliana Proietti

Fu la più popolare e la più influente terapeuta familiare, in particolare fra gli anni sessanta e gli anni settanta.

Virginia Satir nacque il 26 giugno 1916 a Neillsville, Wisconsin, prima dei cinque figli di Oscar Alfred Reinnard Pagenkopf  e Minnie Happe Pagenkopf. I suoi genitori discendevano da famiglie molto numerose di origine tedesca, che si erano trasferite in America in cerca di lavoro. Alfred, il più giovane di 13 fratelli, faceva l’agricoltore e aveva scarsissima istruzione, Minnie (che aveva altri sei fratelli) dava invece maggiore importanza all’istruzione, tanto che fu lei a decidere di andare a vivere in città, in modo da dare la possibilità a Virginia, la figlia maggiore, di frequentare una scuola superiore. Eppure la madre aveva compiuto una scelta gravissima nei confronti di Virginia, quando era molto giovane, facendole rischiare la morte.

Quando Virginia aveva cinque anni infatti si ammalò di appendicite, ma sua madre, per sue credenze religiose, si rifiutò categoricamente di portarla da un medico. Quando la malattia peggiorò, il padre decise di prendere in mano la situazione e di affidarla alle cure mediche: solo dopo molti mesi di ospedale Virginia fu dichiarata fuori pericolo.

Virginia ricordava la sua infanzia come un periodo molto bello della sua vita, nella fattoria dei suoi genitori, a contatto con la natura e gli animali e la responsabilità di prendersi cura dei fratelli minori. Da suo padre disse di aver appreso il valore dell’onestà e da sua madre il gusto di “sistemare le cose sbagliate” (che le fu poi molto utile nel lavoro con le coppie in crisi).

Era una bambina curiosa, che imparò a leggere prestissimo e a divorare tutti i libri della sua seppure minuscola biblioteca scolastica. La scuola elementare comprendeva un’unica classe, con 18 allievi che all’ora di pranzo dovevano contribuire a preparare i pasti.

Gli anni in cui la Satir frequentò il liceo erano gli anni della Grande Depressione, anni di crisi economica spaventosa. Preso il diploma di scuola superiore, nel 1932 si iscrisse al costoso Milwaukee State Teachers College (ora University of Wisconsin-Milwaukee): per pagare la sua formazione, visto che non poteva contare sull’aiuto economico della famiglia, fu costretta a lavorare part-time  e a fare la babysitter nei week end. Svolgeva anche opera di volontariato presso un istituto di accoglienza per persone di colore. Virginia entrò così in contatto con molti afro-americani e scoprì il fenomeno del razzismo. Si laureò in Educazione e per alcuni anni fece l’insegnante a Williams Bay, Wisconsin. Anche qui le famiglie erano poverissime e per questo Virginia prese l’abitudine di recarsi a casa dei suoi allievi per incoraggiare le famiglie a mandare a scuola i loro ragazzi. Probabilmente fu in questa fase che la Satir cominciò a coltivare l’idea di poter cambiare il mondo, cominciando dalle famiglie.

Virginia decise di continuare gli studi come assistente sociale e si iscrisse presso la Northwestern University di Chicago nel 1937. Nel 1941 sposò Gordon Rodgers. Fu un matrimonio di guerra. I due infatti si conobbero in una stazione ferroviaria in un periodo in cui Gordon era in licenza: dopo pochi mesi doveva tornare al fronte. Si sposarono dunque in tutta fretta e Virginia rimase incinta, ma poco dopo si accorse che la gravidanza in corso era tubarica e dovette sottoporsi a isterectomia. Virginia si laureò nel 1948, anche se aveva finito di sostenere gli esami già nel 1943: del resto non aveva smesso di fare l’insegnante, era una studentessa-lavoratrice ed inoltre, come ebbe in seguito a dire, nell’università frequentata fecero davvero di tutto per ostacolare la sua formazione, dal momento che era una donna sposata, che però non rispettava i tradizionali ruoli di moglie e madre. Quando il marito tornò dal fronte i due coniugi si accorsero di essersi ormai troppo allontanati a causa della distanza fisica e della guerra e decisero di divorziare, nel 1949.

Nel 1951 Virginia si sposò con Norman Satir e questo matrimonio durò dal 1951 al 1957.  Fu durante questo matrimonio che la Satir decise di adottare due bambine di cui si era presa professionalmente cura, ormai divenute adulte, forse perché sentiva il bisogno di salvare il suo matrimonio, forse per empatia nei confronti delle due ragazze, forse per il desiderio di avere una famiglia, visto che non poteva avere figli. Virginia dedicò il libro The New People Making (1988) : “Alle mie figlie, Mary & Ruth e ai loro bambini Tina, Barry, Angela, Scott, Julie, John, e Michael, che mi hanno aiutata a migliorarmi”.

Può sembrare strano che una terapeuta familiare e della coppia non sia riuscita a far durare il suo matrimonio: se ne giustificava dicendo di aver capito tardi molte cose, attraverso il lavoro e il senno di poi, che può essere utile per scrivere libri, ma non per cambiare la propria vita. In ogni caso era molto legata al suo lavoro, ai viaggi che doveva fare in tutto il mondo e alle sue tante attività: una vita matrimoniale poteva conciliarsi pochissimo con tutto ciò: considerò dunque il suo essere single come un segno del destino.

Ottenuta la specializzazione in lavoro sociale, la Satir cominciò a lavorare come libera professionista e incontrò la sua prima famiglia nel 1951. Nel 1955 lavorava con il Dr. Calmest Gyros presso l’ Illinois Psychiatric Institute, diffondendo l’idea che in campo psicologico si doveva lavorare con le famiglie e non solo con i pazienti, a livello individuale.

Virginia ebbe grande successo come terapeuta e come consulente per varie scuole, data la sua capacità di lavorare anche con famiglie molto difficili. Si trasferì poi in California, dove insieme a Don Jackson e Jules Riskin fondò il Mental Health Research Institute (MHRI) di Menlo Park. Nel 1962 arrivarono dei finanziamenti del NIMH che permisero al MHRI di cominciare il primo programma di formazione per terapeuti familiari, sotto la direzione di Virginia Satir.

La Satir era molto creativa e carismatica nel suo lavoro. Era capace di indicare nuove direzioni, anche se non la interessava la ricerca scientifica su queste sue intuizioni: preferiva considerarsi un’ispiratrice. Chi lavorava con lei trovava molto emozionante assistere alle sue terapie, un po’ come “star seduti all’esterno di un aereo in volo”.

Nel 1964 Virginia cominciò a frequentare l’ Esalen Institute, di Big Sur, California (nel 1966 lasciò il MHRI per divenire direttore dell’Esalen Institute).  In questo Istituto si praticavano anche meditazione e lavoro sul corpo: da questa nuova esperienza la Satir prese altre idee per le sue terapie, tutte centrate sul rispetto della vita umana e sul potenziale di ogni persona.Il suo crescente interesse per lo “Human Potential Movement” di Rogers, Maslow, Perls ed altri la allontanò sempre più dal mainstream della terapia familiare e di coppia, nonostante a livello popolare ne fosse rimasta uno dei leader più influenti, grazie anche ai suoi libri, che furono dei best-sellers (Conjoint Family Therapy, pubblicato nel 1964, sviluppato dal manuale di formazione scritto per gli studenti del Mental Health Institute e Peoplemaking del 1972).

Nel 1973 le fu conferita una laurea ad honorem da parte della University of Wisconsin. Nel 1974, in un dibattito pubblico con un “purista sistemico”, la Satir fu criticata per il suo zelo umanitario. Le nuove leve della scuola di terapia familiare, tutti uomini, non la apprezzavano e tendevano a marginalizzarla (Pittman, 1989).

Tra le sue  idee più innovative vi fu quella della “presentazione del problema” o “superficie del problema”: raramente il problema scelto dai pazienti era il vero problema; piuttosto erano da investigare i modi in cui le persone reagivano a quelli che consideravano i problemi. Sua grande intuizione fu anche lo studio degli effetti della scarsa autostima nella relazione.

Si interessò moltissimo al lavoro di rete, fondando gruppi che collaboravano nel campo della salute mentale, anche attraverso il mutuo aiuto. Nel 1970 organizzò “Beautiful People”, che in seguito divenne noto come”Human International Learning Network Resources”. Nel 1977 fondò la Rete Avanta, che dal 2010 si chiama Virginia Satir Global Network.

Due anni più tardi, la Satir fu chiamata nel comitato direttivo del Family Therapy International e Association e divenne membro del Comitato consultivo per il Consiglio nazionale per l’auto-stima.

Il lavoro terapeutico della  Satir aveva una linea guida, quella del “diventare più pienamente umani”. Per la Satir “la famiglia è un microcosmo: sapendo come guarire la famiglia, si è in grado di guarire il mondo”. Con questo ideale fondò gruppi di formazione professionale sul modello di intervento in Medio Oriente, in Oriente, in Europa occidentale, nell’America Centrale e Latina e in Russia. Il suo mantra universale era il seguente: “peace within, peace between, peace among” (pace dentro di sé, pace nelle relazioni intime, pace fra le persone).

A metà degli anni settanta il suo lavoro fu ampiamente studiato dai fondatori della Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), Richard Bandler e John Grinder, che lo hanno usato come modello di comunicazione efficace.

Virginia Satir soprattutto fu l’unica donna del suo tempo a dedicarsi con successo al campo della psicoterapia familiare. A differenza dei suoi colleghi di orientamento sistemico “puro”, non pensò mai che le origini familiari delle persone non avessero un peso nel tempo presente, dal momento che anche la stessa scelta del partner è influenzata da aspetti individuali ricollegabili alle esperienze vissute.

Secondo Virginia Satir i sintomi si sviluppano nella relazione di coppia quando le regole non che si seguono non sono adatte, quando cioè “matrimoni disfunzionali seguono regole disfunzionali che limitano la crescita personale e relazionale”. Interessante la sua definizione dei ruoli che le persone assumono nella relazione, a seconda degli stili comunicativi adoperati (“la vittima”, il  “il pacificatore”, “lo sfidante”, “il salvatore”, ecc.)

Sebbene fosse convinta della natura sistemica dei disturbi, la Satir si concentrò molto sui pensieri e sui sentimenti che la persona sente e mostra (“manifesta”) e su come reagisce alle comunicazioni con gli altri, mantenendo sempre alta l’attenzione sul  “self in the system”.

Nella sua visione, la terapia di coppia permetteva ai due partners di acquisire maggiore consapevolezza, di togliersi la maschera, di accettare e valorizzare le differenze. Gli obiettivi della terapia riguardavano la crescita, non la stabilità: per fare questo i partners dovevano prendersi cura di se stessi, avere una visione positiva della vita, cercare di comprendersi e di accettare le differenze.

Spesso, in terapia, si serviva di sculture familiari, di role playing e di movimenti di danza. Il suo metodo della “Family Reconstruction” voleva soprattutto liberare gli individui dai blocchi psicologici ereditati dalle famiglie d’origine. Il terapeuta doveva far emergere le regole familiari, i sentimenti non espressi dei due partners e porsi come modello di comunicazione per la coppia: essere un incoraggiatore, un guaritore, piuttosto che un analista intellettuale e poco coinvolto. Per lei era importante la comunicazione diretta, autentica, oltre che l’importanza di stimare se stessi e gli altri.

Al suo settantacinquesimo compleanno aveva deciso di invitare Madre Teresa, ma l’evento non ebbe luogo perché Virginia morì a 72 anni. Nel maggio 1988 aveva manifestato i primi segni di malessere nella zona addominale ed infatti le fu diagnosticato un cancro al pancreas e al fegato.

Si sottopose a chemioterapia e radioterapia, ma la malattia era troppo avanzata per essere curata. Circondata dai suoi allievi, Virginia cominciò a curarsi autonomamente con diete particolari, vitamine e minerali, ma quando vide che anche questo non aiutava, si preparò a morire con calma e rassegnazione.

Scrisse questo messaggio: “A tutti i miei amici, colleghi e familiari: vi mando il mio amore. Per favore aiutatemi nel passaggio a nuova vita. Non ho altro modo per ringraziarvi che questo. Tutti voi mi avete aiutato molto nello sviluppare la mia capacità di amare. Per questo la mia vita è stata piena e ricca, così vi lascio, provando un forte sentimento di gratitudine.

La  Satir morì il 10 settembre del 1988, non lasciando alcun erede per la sua scuola. In due indagini americane sui terapeuti familiari e della coppia più conosciuti, la Satir risultò essere la terapeuta più influente; sebbene molti suoi colleghi, anche quelli del MHRI, l’avevano considerata “una teorica confusa e naif” (Nichols & Schwartz, 1998, p. 122), si può dire che a lei dobbiamo le maggiori intuizioni sulla terapia familiare e di coppia che ancora oggi vengono utilizzate.

http://www.psicolinea.it/virginia-satir-biografia/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/not-italian-women-born-in-june/

http://ilblogdellamente.com/mandala-virginia-satir/

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