La casa, racconto di Nuccia Isgrò

Tornavo alla casa dei nonni dopo tanti anni. Era arrivata la lettera del notaio che mi invitava a prendere possesso dell’eredità lasciatami dal nonno Nunzio. Io, cittadina milanese da molti anni, avevo in fondo al cuore, laddove rimangono sopiti i ricordi, quella casa prospiciente alla strada che conduceva alla “Raffineria di Milazzo”. Non c’ero mai voluta tornare in quella dimora che mi aveva vista bimba felice tra bimbi felici.
“Devo tornare a Milazzo, almeno per le vacanze di Natale, voglio rivedere la casa e poi deciderò cosa farne!, dissi con decisione a mio marito, non ammettendo repliche. “E ci andrò da sola, non voglio essere in alcun modo influenzata!”
Povero Carlo, non proferì nemmeno un “bha”, aveva avvertito che la decisione era stata presa. Mi guardò con gli occhi rassegnati, con un laconico “Hai già deciso” prese il giornale e si allontanò dalla stanza.
La sera stessa prenotai il vagone letto che da Milano mi avrebbe riportato al mio paese d’origine, sarei partita il 23 dicembre e sarei tornata a Milano il 2 gennaio.
Arrivò il giorno della partenza, Carlo mi accompagnò alla stazione, portò lui la grande valigia, la mise nello scompartimento e con un bacio mi salutò dicendo “Sono sicuro che farai la cosa giusta!” E se ne andò.
Il viaggio fu lungo ed estenuante, forse a causa del mio stato d’animo, la notte riuscii comunque a dormire e mi svegliai a Villa San Giovanni. con il profumo del mare. Mi rivestii e mi affacciai al finestrino e vidi lo Stretto di Messina. Stavo giungendo a casa.
Quando si dice che i sensi risvegliano i ricordi, Dio quanto è vero! Il profumo del mare mi risvegliava ricordi mitigati dal tempo, insospettati, mi venne in mente quando viaggiavo con mia madre, una donna bellissima, bionda e alta, che quando camminava faceva realmente girare la testa a uomini e donne.
Giunta alla stazione di Milazzo presi il taxi che mi portò in albergo, in pieno centro, l’indomani sarei andata alla casa dai nonni.
La notte la trascorsi serenamente e l’indomani la prima cosa che feci, uscendo dall’albergo, fu quella di affittare una macchina e quindi ritornare nei luoghi dell’infanzia.
Nonno abitava nella zona limitrofa alla “Raffineria di Milazzo. Intorno al 1200 quella zona faceva parte della riserva personale di Federico II di Svevia, infatti tutt’ora si chiama zona “Parco “ e i nonni abitavano a “Casa Carrozza” proprio dove il regnante teneva le sue carrozze.
Quando aprii la porta della casa di nonno Nunzio… Dio che emozione, fu come se il tempo si fosse fermato. Entrai… ed eccomi nella prima stanza con la credenza con i vetri dipinti con nature morte,
le sedie dall’alto schienale e la seduta in paglia, il tavolo in legno, quadrato, che mi ricordo veniva aperto se c’erano ospiti a pranzo. L’attaccapanni con lo specchio macchiato e quel pavimento in cotto rosso con le losanghe scure.! Quante volte bambina mi sono coricata su quel tavolo ascoltando il racconto del nonno che mi accarezzava i capelli e mi parlava di sogni e di guerre.
Mi incammino nella stanza attigua: la camera da letto con due alti comodini, la pettiniera, il letto con la testiera in legno e l’immancabile baule, il vecchio televisore Radiomarelli, mastodontico rispetto a quelli odierni.
Ricordo che la sera mi coricavo tra i nonni, per poter vedere le trasmissioni dopo il “Carosello”, ma la mamma mi richiamava e mi riportava con lei, al piano di sopra, dove c’erano le nostre stanze da letto, molto spartane, per la verità, ma ugualmente accoglienti . La vita della casa, vicina alla rete ferroviaria, era scandita dal passaggio dei treni che facevano vibrare i vetri , giorno e notte, eppure nessuno soffriva d’insonnia!
Vago per la casa, apro le imposte ed entro nella piccolissima cucina con il focolare in pietra. Mi sembra quasi di assaporare quei cibi semplici e squisiti che preparava la nonna. In tutti gli anni a seguire non ho più ritrovato quegli antichi sapori, quei profumi che invadevano le stanze.
Ricordo che verso mezzogiorno tutta la strada era invasa dai profumi di cibi diversi, lo stocco di nonna, il minestrone della signora Mattia, la pasta con la salsa del signor Bartolo, che estasi per i sensi! E nessuno era obeso, certo macchine pochissime, biciclette si, ma soprattutto tanto lavoro in campagna.
Noi bambini giocavamo nella strada: alla campana, a nascondino, a stella stellina, moscacieca, le nostre urla e risate non disturbavano nessuno anzi, gli anziani si affacciavano sulla porta di casa e ci dicevano: “Bedda a carusame!”(Bella l’infanzia) Oggi una cosa del genere non avviene più, i bambini sono piccoli vecchi che non devono disturbare gli adulti, che tristezza!
Apro l’armadio della camera dei nonni e un odore di chiuso mi investe le narici, incredibile sono ancora appesi i loro abiti, scuri,ordinati, spesso rattoppati perchè nulla veniva buttato ma tutto poteva essere riutilizzato. Mi viene in mente la nonna che rattoppava i pantaloni da lavoro del nonno, con dei punti invisibili ,in modo che non si vedessero. I vestiti di nonna avevano sempre un colletto o ricamato o abbellito con il merletto, che eleganza anche nella dignità della povertà.
Mi stupisco ancora adesso nel vedere i colori sempre molto sobri, mai appariscenti ma così decorosi ed eleganti.
Apro anche il baule, lo chiamavo “il baule delle meraviglie”, racchiudeva il corredo da sposa.
Nonna mi raccontava che la dote era importantissima: 12 lenzuola sopra, 12 sotto, 24 federe. 12 asciugamano , mutande, sottane, abiti e cappotto da “sposina”. Le ragazze lo preparavano fin dalla pubertà e intorno ai telai si riunivano, ricamavano e sognavano l’amore.
Il corredo di nonna era stupendo , tutto ricamato, trine e pizzi per la biancheria intima, il capo che più mi piaceva era il lenzuolo con lo “sfilato siciliano con le fedi intrecciate”.
Oggi… un paio di lenzuoli con gli angoli, magari marroni e via! La cura per i particolari non vi è più, la bellezza del ricamo è stata sostituita dalla necessità della praticità.
Attira la mia attenzione la foto incorniciata dei nonni, ritrae le loro nozze, nonna mi raccontava che aveva fatto la “fiutina” perchè erano cinque sorelle in casa e i genitori non si potevano permettere un matrimonio tradizionale. Lei, però, donna decisa, si era sposata in sacrestia, così si usava allora, con un elegante abito nero ma con in testa un cappello anni venti in velluto ricamato, aveva anche preteso di andarci con la carrozza, era stata accontentata, solo che il cavallo un po’ affamato, all’uscita dalla chiesa si era rifiutato di ripartire, costringendo gli sposini a tornare a casa a piedi.
Beati anni difficili, ingenui, ma genuini nei sentimenti!!!
La nonna era un’apprezzata sarta, nonno Nunzio faceva il segantino con una dedizione totale, amava il legno e ogniqualvolta realizzava un lavoro era come se gli avesse donato l’anima.
Quando la sera tornava a casa, trovava sempre il tempo di raccontare la mia storia preferita: la chioccia con i pulcini d’oro, e quando il tempo lo permetteva, mi conduceva in luogo che io ritenevo “magico”..
Dunque, ci sedevamo su di un masso di granito grigio scuro in parte interrato , ed iniziava il suo racconto.
“…….Tanto tanto tempo fa, questa zona era tutta occupata da alberi e prati, tanti animali selvatici vi scorazzavano. L’imperatore Federico II di Svevia, veniva una volta alla settimana e alcune volte anche di più, a cacciare la selvaggina.
Lasciava qui la sua carrozza, tutta ornata di fregi d’oro e insieme ai suoi cavalieri iniziava la battuta di caccia.
Quando il nobile aveva ucciso un gran numero di selvaggina, tornava al suo castello, al borgo di Milazzo e, insieme ai suoi amici cavalieri, la mangiava di gusto festeggiando con danze e ballate .
Federico II era molto ricco, ma naturalmente aveva anche paura di poter perdere le sue ricchezze, per cui proprio a “Casa Carrozza” aveva fatto sotterrare, dai suoi fedelissimi, un imponente tesoro, poi per non dimenticare dove fosse, visto che i suoi possedimenti erano davvero tanti, aveva segnato il posto esatto con questo enorme masso.
Chi sarebbe riuscito a toglierlo, sarebbe divenuto il possessore del tesoro.
Si narrava che fra i gioielli vi fossero anche una chioccia tutta d’oro con i pulcini, anch’essi di metallo prezioso. Chi sarebbe riuscito a trovarli, avrebbe ridato la vita a questi animali e cosa incredibile la gallina avrebbe deposto uova d’oro massiccio. In tanti avevano tentato di spostare il masso ma nessuno c’era mai riuscito.
Nel corso degli anni vari furono i tentativi per rimuoverlo. C’è anche chi provò con i cavalli, legando la parte superiore del masso con una corad, ma..inutilmente. Durante la II guerra mondiale, i soldati americani, conoscendo la storia avevano cercato di frantumarlo passandovi sopra con il carro armato, niente! Immobile, quasi eterno.
Intorno agli anni cinquanta, qualcuno durante la notte sparò alcuni colpi di pistola: inutile, non riuscì neppure a scalfire il granito! Mistero.”
La storia raccontava anche che, che si sedeva sul masso, durante le sere di luna piena, se poi guardava a terra avrebbe trovato delle monete. La chioccia infatti pur essendo nascosta a tutti, riusciva a far risalire in superficie le monete che produceva.
Da bambina trovavo sempre qualche soldino tra l’erba ed ero tutta eccitata quando mostravo al nonno ciò che avevo trovato. Lui sorrideva “sotto i baffi” mentre io saltellando di gioia mostravo a tutti quanto trovato, avvalorando la storia del tesoro. In realtà era nonno che, senza che io me ne accorgessi, metteva a terra 10…20,…50 Lire.
Con quel piccolo gesto mi sentivo trasportata nel mondo magico che solo lui sapeva creare….
…Mi aggiro nelle stanze , una vita racchiusa fra queste mura, cosa ne farò? Posso vendere ad estranei questa casa con tutta la sua storia di amore, magia,dolore, gioia, morte?
Una lacrima furtiva mi scende lungo le guance…..domani incontrerò il notaio, avrò tempo per decidere, ma prima, voglio raccontare ai miei figli chi erano i nonni, cosa hanno fatto, cosa hanno creato, devono conoscere questa casa, la storia di questi nonni ….. farà loro bene.
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