Quello che resta del sole, di Michela Galardi, recensione di Daniela Domenici

 

Mi è stato suggerito di leggere quest’opera prima di un’autrice a me sconosciuta; com’è mia abitudine non ho voluto dare prima un’occhiata alle recensioni precedenti ed è stato feeling immediato e travolgente a tal punto che l’ho letto in un soffio nonostante le sue 203 pagine, l’ho concluso poco fa e sento il desiderio di parlarvene subito per le emozioni che mi ha suscitato.

Innanzitutto la perfetta descrizione del rapporto empatico, come sa bene chi abbia avuto un cane, che si crea tra la protagonista, che è l’autrice stessa, e il suo amatissimo cane Tens che ha condiviso con lei un lungo percorso di vita, che è ancora in un angolo del suo cuore e al quale ha dedicato questo suo libro, che era nato come un diario, pieno di struggente delicatezza e di tanta passione.

Un altro motivo per il quale mi è piaciuto è lo stile narrativo fluido ed esente da manchevolezze stilistiche, un elemento ormai alquanto raro, e l’escamotage dell’alternanza tra i momenti vissuti al presente, durante la vacanza in camper in Sardegna con il compagno e Tens malato, e quelli del passato dell’autrice, dallo sport alla laurea, dai primi lavori al cambio di abitazione: bravissima, funziona!

Il terzo motivo, molto personale, è l’amore per la Sardegna che condivido con Michela, stupenda isola-continente che ho scoperto da poco e che mi è entrata dentro. Inoltre ho avuto modo, per pura casualità (ma, come ormai sapete, per me non esiste il caso…), la scorsa estate, di essere ospite, per una sera, da amici proprio nello stesso luogo che fa da sfondo alla storia e che è un concentrato di magia.

Bravissima Michela, aspettiamo ora la storia di Wolf…

 

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