Nell’Aere / Inferno # 5 al Teatro della Tosse di Genova, recensione di Chiara Germak

Canto V dell’Inferno dantesco. Proscenio: un timido Dante appare incerto davanti all’invito mossogli da Virgilio di varcare la scena . Alla fine osa e togliendosi le scarpe scompare dietro il sipario, iniziando il suo viaggio.

La scenografia che subito appare è di grande impatto visivo ed emotivo.

Manichini appesi in abiti eleganti, come anime sospese svuotate dei loro corpi, conferiscono alla scena un’atmofera macabra. Corpi seminudi striscianti sul palco, colpi di tamburo si confondono con il suono dei tasti di un pianoforte impazzito, con il ticchettio inquietante di un orologio che accompagna i movimenti dei tredici danzatori, sempre in scena, come in un corpo unico.

L’atmosfera lugubre conferita anche dalle luci soffuse e dai corpi ansimanti, rende bene l’idea di trovarsi davanti ad un girone infernale, quello dei lussuriosi, in cui Dante incontrerà Paolo e Francesca. Il corpo di Francesca, la ballerina Michela Lucenti, sussulta a terra in spasmi e non sembra pronto a voler far parte di quella schiera di anime dannate, si sottrae voluttuosamente alla voracita’ danzante che la incalza, per poi caderne vittima compiacente.

E’ un’orgia di corpi scomposti, fremente , sospirante, ideata dalla coreografa Michela Lucenti e da Maurizio Camilli. Le musiche composte da Mario Pagotto eseguite dal vivo da 47 elementi della Mitteleuropa Orchestra, diretta da Nicola Valentini, travolgono, trascinano, inseguendo la bufera incessante che sconvolge i protagonisti.

Nella drammaturgia di Carlo Galiero, i versi danteschi sono rivisitati in chiave moderna, attraverso dialoghi che invocano l’amore , esprimono la rabbia e la paura di invecchiare, anelano il desiderio di un amore eterno. Francesca crede di non piacere a nessuno e minaccia il suicidio: “Se non lo trovo come l’ho sempre sognato, mi ammazzo. Deve essere alto, la fronte spaziosa, i capelli corti, elegante, raffinato, mi deve far innamorare con una frase sola. Deve chiudere il tappo del dentifricio, andare d’accordo con mia mamma”. E’ l’inferno quotidiano che accentua e nasconde sfide e resistenze. Dalla profonda umanita’ mista all’ironia che ne emerge, Dante stesso non può che concludere “Ma questo è un Paradiso”.

Lo spettacolo riesce soprattutto per le musiche e le atmosfere realizzate. Nell’ esito di una felice coralità, che stempera in parte l’angoscia evocata dallo schianto incessante dei corpi a terra, Balletto Civile affronta la propria vocazione al rischio e rende comunque interessante ogni suo azzardo teatrale o coreografico.

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