La casa del fuoco, di Paola Brembilla, Mauro Pagliai editore, recensione di Daniela Domenici

Mi è stato fatto dono di questo libro di un’autrice toscana mia coetanea e mi ci sono subito immersa perché le parole della quarta di copertina mi hanno subito attratto.

È un libro molto bello, scritto in uno stile molto particolare, dall’andamento lento che gradualmente avvince il lettore e la lettrice che si affezionano alla donna uscita da una violenza domestica che è costretta a vivere tante vite diverse sotto protezione e al commissario che cerca di far luce sul tragico, misterioso incendio di una casa rifugio; l’indagine diviene un percorso interiore per entrambi che viene descritto da un narratore esterno che ne assume, di volta in volta, il punto di vista: bravissima l’autrice nel dar loro voce in capitoli alternati in cui non c’è alcun confine tra la parte narrativa e il monologo interiore ma una fluidità assolutamente perfetta.

Sono davvero tante/i le/i coprotagoniste/i che contribuiscono all’epifania finale che porta alla soluzione del caso di questa “vicenda drammatica, tristemente verosimile che ci parla di donne e uomini, di madri, padri, di figli desiderati o non voluti in uno scenario dove i loghi reali diventano spazi dell’anima”, ognuno/a di loro è un tassello del puzzle che l’ispettore prova a costruire con testardaggine professionale e imprevedibile empatia.

I miei complimenti più sinceri per quest’opera che andrebbe proposta come lettura alle scuole superiori nell’ambito di un discorso più ampio sull’educazione all’affettività per saperne di più sulla violenza contro le donne.

 

 

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