no, non resto a guardare, di Loredana De Vita

Qualche volta il vortice che avvolge la tua vita stritola, qualche volta il coraggio di rompere gli schemi manca e continui a chiederti “perché” di tante cose alle quali non troverai risposta.

Talvolta, guardandoti attorno, hai l’impressione che pur nella corsa sfrenata verso il nulla, tutto resti immobile perché non è correre per correre che dà senso alla vita. Gente che schiamazza, che si colpisce, che si schianta contro il malefico perbenismo che aiuta a nascondere il pensiero vero. Gente che non ascolta il richiamo alle cose vere e semplici… semplici perché vere e viceversa.

Vien voglia di starsene lì a guardare ad occhi chiusi perché non c’è bisogno di vedere quello che già sai come andrà a finire: l’abisso. Vien voglia di smettere di respirare quell’aria che è malsana per il tuo cuore stanco di battere senza essere ascoltato. Vien voglia di tapparsi le orecchie e i sensi e smettere anche solo di percepire il vile oblio nel quale si catapultano le esigenze reali di un tempo che si piega su se stesso e piange, o finge, per le perdite subite mentre ride, e questo è certo, per quelle che gli altri hanno provato… così i conti tornano meglio, così non ci si sente in perdita, perché, pare, vincere e non perdere, pareggiare pur di non perdere, è la misura della relazione con gli altri.

No, non resto a guardare. Volto le spalle all’iniquo oblio e all’indifferenza e costruisco un senso oltre quello che un senso non ha, cerco un valore nelle persone che restano a guardare sincere il tempo del mondo che si srotola e soccorrono la matassa imbrogliata nella tiepida sera di un freddo inverno incuranti del caldo o del freddo, della luce e del buio, intente solo a cercare e cercare ancora l’umanità smarrita di una carezza e di un sorriso al chiaro di luna e delle chiare stelle.

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