accadde…oggi: nel 1922 nasce Carmen McRae, di Laura Putti

Nata a New York, nel 1922, Carmen McRae aveva debuttato nel 1943 cantando nei club della città, soprattutto alla Minton’ s Playhouse, culla del bebop. Un anno dopo aveva sposato il batterista Kenny Clarke ed aveva iniziato a cantare in alcune importanti big band dell’ epoca: Benny Carter, Count Basie, Mercer Ellington. Ma il suo matrimonio va presto a rotoli, lei passa un periodo buio accanto all’ accordeonista Mat Mathews, prima di ricominciare a ricostruirsi una carriera. Non sarà più come prima, il treno del successo era ormai passato ed aveva raccolto, al suo posto, altre cantanti: Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald e, prima ancora, Billie Holiday, amatissima dalla McRae. “Per quel suo modo di visualizzare le canzoni, per quell’ aura che la circondava” diceva la cantante, “Billie rappresentava per me, che allora ero solo una giovane piena di speranze, un idolo, il mio alter ego, la mia vera ispirazione”. E il debutto era stato molto ispirato dal vocalismo di Billie Holiday. Lo stile si era in seguito evoluto: la McRae passava dallo scat, improvvisazione vocale del jazz ad imitazione degli strumenti, a inflessioni blues, ma era capace di swingare su tempi velocissimi o di arrestare il ritmo e prestare alle ballate la sua eclettica voce. I capelli tagliati cortissimi, vestita in maniera sobria, spesso maschile, pochi monili e spesso di stile africano, Carmen McRae ha avuto una carriera poco eclatante forse anche per il suo ‘ understatement’ . Nessuna concessione al divismo, nessun capriccio, a differenza di molte colleghe, ma una serietà, una costante attenzione alla musica, al repertorio. Non a caso negli ultimi anni cantava spesso composizioni meno note di grandi autori, ma anche brani come ‘ New York state of mind’ di Billy Joel ed anche Djavan. Tra le sue interpretazioni più famose ‘ God bless the child’ di Billie Holiday (la quale nel 1939 aveva inciso ‘ Dream of life’ , una composizione della giovane Carmen), ‘ I’ ve got you under my skin’ di Cole Porter, ‘ Take five’ di Dave Brubeck. Proprio qualche anno fa aveva inciso uno dei suoi capolavori discografici, ‘ Dedicated to you’ , un omaggio a Sarah Vaughan in cui rileggeva con straordinaria raffinatezza e delicatezza le grandi canzoni della collega. Ancor prima aveva realizzato uno dei suoi sogni, quello di incidere un disco di composizioni di Thelonious Monk (‘ Carmen sings Monk’ ). In dicembre era stata insignita del titolo di ‘ master of jazz’ dal National Endowment for the Arts per il suo senso istintivo del ritmo, la sua maestria vocale, il modo innovativo di canto scat. Era anche un’ ottima pianista. “Con lei se ne va l’ ultima grande stilista della sua epoca” ha commentato il sassofonista Stanley Turrentine. “Ha lasciato detto: non voglio cerimonie, non voglio funerali, non voglio fiori. Voglio essere ricordata solo per la mia musica” ha dichiarato Jan March, segretario e compagno della McRae da 26 anni. La cantante era stata in Italia, l’ ultima volta, nel 1992: aveva cantato a Perugia, invitata da Umbria Jazz, nella basilica di San Francesco al Prato, una notte magica per una delle ultime regine del jazz.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/11/12/addio-carmen-mcrae.html

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