La notta ha la mia voce, di Alessandra Sarchi, recensione di Daniela Domenici

Ancora un libro che mi “chiama” dagli scaffali della mia nuova biblioteca, l’ho letto senza conoscere l’autrice né aver visto alcuna recensione precedente, com’è mia abitudine, e mi ha affascinato sia per la storia narrata che, soprattutto, per lo stile.

Iniziamo da quest’ultimo: è alquanto raro, nel panorama della narrativa contemporanea sia femminile che maschile, incontrare uno stile così corretto, variegato, dotto, denso di abbinamenti linguistici originali, con periodi spesso brevi, spezzati, con pochissimi dialoghi e molta introspezione, un quasi continuo flusso di coscienza che colpisce come un KO e che fa riflettere.

Immagino che la storia narrata sia vera e che riguardi da vicino l’autrice, la protagonista è una giovane donna, che ha un compagno e una figlia, la quale dopo un incidente si trova costretta a vivere sulla sedia a rotelle; da quel momento cambiano tutti i sui punti di riferimento e prova con infinita fatica, a “ricostruirsi” grazie anche all’incontro con un’altra donna nelle sue condizioni, Giovanna, da lei ribattezzata la Donnagatto, che le fa vedere la loro comune, nuova condizione da altri punti di vista. L’interazione tra la protagonista e Giovanna costituisce il cuore pulsante del libro e l’autrice ce la descrive in modo oggettivo, come sotto la lente di un microscopio, le viviseziona con apparente distacco ma nelle ultime righe del libro viene fuori, prepotente e doloroso, il suo desiderio di sentirsi, per un attimo, leggera senza il peso della disabilità: nuota nel mare e dice “…in questo universo parallelo, con le sue leggi diverse dalla terraferma, non ho bisogno di essere sostenuta da nulla, mi fondo come ogni altro elemento con l’acqua…vorrei tornare pesce. Le gambe, rigide all’asciutto, ritrovano qui la loro natura flessuosa…mi muovo in ogni direzione, verso l’alto e verso il basso…non c’è più nulla a separarmi dal mondo e dagli altri perché non esiste confine nell’acqua, sono vicina all’origine remota, al dissolvimento prossimo”.

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