accadde…oggi: nel 1910 nasce Cloe Elmo, di Eraldo Martucci

Quanto l’atteggiamento del mitico direttore d’orchestra Arturo Toscanini nei confronti dei cantanti fosse dispotico e prevaricatore è un fatto ormai assunto ad una leggenda quasi pari alla sua eccezionale bravura. Ebbene, tra le pochissime eccezioni di esponenti del “belcanto” che entrarono nelle grazie del maestro ci fu un mezzosoprano leccese che nel suo periodo di massimo fulgore, tra la fine degli anni Trenta ed i primi anni Cinquanta, bruciò le tappe di una straordinaria carriera dividendosi tra la Scala di Milano e il Metropolitan di New York. E’ Cloe Elmo, nata a Lecce il 9 aprile 1910 e morta ad Ankara, ad appena 52 anni, il 24 maggio 1962. Le cronache dell’epoca parlano chiaramente: si trattasse di Gina Cigna o di Maria Callas, di Beniamino Gigli o di Giacomo Lauri Volpi, tutti suoi celebri partner in scena, nessuno di costoro riusciva a metterla in secondo piano e ad intaccare la sua enorme popolarità. La Elmo, ultima dei figli di Arturo, fiduciario della Siae, e di Teresa Torsello, era molto legata a Lecce, e proprio nel capoluogo salentino, mentre ancora frequentava il liceo classico, tenne la sua prima audizione nel 1926 di fronte a Tito Schipa ed al grande baritono Riccardo Stracciari. Nel 1928 il salto a Roma dove studiò sotto la guida di Edvige Ghibaudo, ed in quella stessa scuola incontrò il soprano Iolanda Magnoni, grazie alla quale conobbe suo fratello, Giovanni, che avrebbe poi sposato. Vinse il primo premio su 500 concorrenti ad un concorso a Vienna, fece alcuni concerti, tra i quali quello “Pro liceo musicale” al Politeama Greco di Lecce il 25 agosto 1933 a fianco di Tito Schipa.

SCHIPA ELMO, 25.8.1933 (ARCHIVIO ING, Gianni Carluccio)

Ormai era pronta per l’esordio in scena, il 3 maggio 1934 a Cagliari in “Cavalleria Rusticana”. E da quel giorno partì una sfolgorante carriera, sviluppata attraverso i più grandi teatri italiani, europei ed americani, che la portò ad essere classificata, ancora oggi, come una delle ultime esponenti del registro di mezzosoprano-contralto che la scuola italiana abbia offerto alla lirica. E questo in virtù non solo di una splendida voce che emergeva, soprattutto nelle note gravi, per lucentezza e calore, ma anche per un rigore interpretativo che dava spazio alla passionalità senza però mai cadere nel cattivo gusto. Nel dicembre 1936 si aprirono le porte della Scala dove debuttò con uno dei ruoli a cui legherà più di tutti il suo nome: Miss Quickly nel “Falstaff”. Altro ruolo preferito quello di Azucena nel “Trovatore”., che cantò anche in una serata incandescente del ’51 al San Carlo di Napoli accanto a Lauri Volpi e Maria Callas. Dal ’47 al 52 fu poi, auspice Arturo Toscanini, regina incontrastata di Boston, Chicago, San Francisco e, soprattutto del Metropolitan di New York: dal “Trovatore” al “Ballo in maschera” fino all’amato “Falstaff”, che cantò in compagnia del giovanissimo Giuseppe Di Stefano. L’ultima sua stagione scaligera fu quella del 53/54, quando apparve in quei ruoli di opere del ‘900 che pure prediligeva, come l’irresistibile “Siora Margherita” dei “Quattro Rusteghi” di Ermanno Wolf-Ferrari. Il destino non fu con lei, però, benevolo. Nel 1955, dopo un intervento alla tiroide, fu costretta a ritirarsi dalle scene, e si dedicò completamente all’insegnamento al Conservatorio di Ankara, la città dove morì il 24 maggio 1962.

http://www.salentoreview.it/cloe-elmo-la-mezzosoprano-che-incanto-mezzo-mondo/

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