dignità, di Loredana De Vita

C’è una parola che continua a risuonarmi nella testa… no, non nelle orecchie, proprio nella testa e in ogni fibra del mio essere, anche quelle di cui non conosco o a stento so dell’esistenza: dignità.

Dignità è il sostrato ontologico e morale che offre a ogni persona la consapevolezza di sé e dell’altro; essa è, dunque, la premessa a qualsiasi relazione, anche quella con se stessi. Non focalizzare l’importanza e non sviluppare la coscienza della dignità significa non possedere e, di conseguenza, non essere in grado di offrire un approccio e una lettura della vita, ma avere solo visioni parziali -molto parziali- ed egoistiche del senso e della direzione che ciascun essere umano degno di tale denominazione deve possedere (non dovrebbe, ma DEVE).

Non c’è dignità in quello che ci accade intorno in questo momento complesso -uno dei tanti, certo, ma forse questo è più complesso- della nostra politica: non c’è dignità perché non si ha cura dell’essenziale, il bene di tutti. Ascolto le voci dei contendenti che bramano l’ultima fetta di torta dove non c’è più neanche la crema e a stento è ancora visibile un inaridito strato di zucchero a velo, li ascolto e mi accorgo che non parlano di me cittadina, delle esigenze, dei rischi… loro parlano e dilaniano una torta ormai asciutta e senza sapore. Dov’è la dignità?

Non c’è dignità nella violenza razzista e nella presupponenza di quanti non rispettano la persona umana e, aggredendo stranieri o disabili o omosessuali o chiunque ritengano diversi, nell’affermazione del loro presunto potere non fanno che squalificare se stessi. Non c’è dignità nella violenza sacrilega contro l’innocenza e gli innocenti, per soddisfare bisogni sessuali che non sono “bisogni” ma il malessere (mal essere= essere male) di criminali che non hanno a cuore il bene, nessun bene, perché non sanno amore che cosa sia.

Non c’è dignità nella violenza di tanti uomini/padroni che umiliano e offendono e distruggono fino alla morte una donna che ha vita propria e che non gli appartiene, perché nessuno “appartiene”.

Non c’è dignità nell’abbandonare i malati, i sofferenti, gli anziani a un destino di solitudine e vuoto.

Non c’è dignità nello spacciarsi per ciò che non si è e diventare sordi a quel vero se stessi che di certo sarebbe una persona migliore se fosse curato e amato come ciascuna persona onesta e sincera merita… come tutti meritano, in verità, se in verità sono veri.

Non c’è dignità nello stare a guardare dal ciglio della strada senza dire la propria, senza difendere l’etica del proprio esistere, senza dare a se stessi la possibilità di essere migliori. E allora? Che cosa fare? Arrendersi?

No, mai.

Continuare a parlare e testimoniare di dignità, onore, sincerità. Continuare a rendere straordinario il proprio ordinario con meticolosa cura per ciò che conta davvero, la persona.

Continuare a tuffarsi in queste magnifiche “trasgressioni” che sono il rispetto, il pudore, l’ascolto.

Continuare, infine, a essere. Essere se stessi, riconoscere i propri limiti, cadere e sapersi rialzare, riconoscere all’altro la propria dignità e smettere di essere “individui” che cercano la salvezza solo per se stessi.

La dignità è il compiere il proprio cammino non per sentirsi ringraziare, ma perché è così che si fa.

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