accadde…oggi: nel 1863 nasce Mathilde de Morny, di Paolo di Stefano

https://27esimaora.corriere.it/17_agosto_01/colette-marchesa-androgina-0c8e0e3e-76f0-11e7-891a-91d906aac00b.shtml

Nel 1905, Sidonie-Gabrielle Colette ha 32 anni, è ben introdotta nella mondanità parigina anche grazie a Henry Gauthier-Villars, noto come Willy, il pubblicitario-editore-scrittore con il quale è sposata da circa un decennio. Colette ha già scritto la serie di romanzi che ha per protagonista l’adolescente Claudine, pubblicata a firma del marito, che ci ha messo abbondantemente le mani per farne un successo editoriale: l’intreccio scandaloso di ragazzine sfrontate, amori saffici e uomini viziosi è la sua fortuna immediata e dirompente. Quel 1905 è l’anno della prima frattura di una coppia aperta che ha già sperimentato liberamente un ménage à trois con l’affascinante moglie di un miliardario americano: da tempo Willy si è lasciato inghiottire dal gioco d’azzardo notturno al «Cercle des arts et de la mode» e le finanze cominciano a traballare nonostante gli incassi dai diritti d’autore. Una sera di marzo, al «Cercle», presente la crème della Belle Époque parigina, Colette conosce la quarantaquattrenne marchesa Sophie Mathilde Adèle Denise de Morny, detta Missy, figlia di una famiglia di alto lignaggio, cresciuta orfana di padre (ambasciatore a San Pietroburgo, nominato duca da Napoleone III) e nell’indifferenza della madre (la principessa Sophie Trubetzkoy risposata con il decano dei Grandi di Spagna). Presto separata da un matrimonio imposto, Missy è determinata a vivere pienamente la sua omosessualità optando per una vita al maschile anche nell’aspetto: capelli corti, completo da uomo, stivaloni, sigaro, si fa chiamare Max o zio Max. Tutto ciò lo si legge nella prefazione alle lettere di Colette a Missy, pubblicate qualche anno fa da Archinto.

Tra le due donne fu un amore reso difficile, oltre che dalla loro stessa inquietudine, dalla società del tempo tanto apparentemente libertina quanto bacchettona nei fatti. La mascolinità esibita di Missy ne sarà il bersaglio preferito, specie da quando Colette, lasciando il tetto coniugale con il consenso interessato del marito (che avrebbe voluto giovarsi del patrimonio di Missy), si mostra pubblicamente con lei senza pudori scatenando il chiasso della stampa scandalistica. Missy diventa «questa asessuata con il viso gonfio di molle cerone, lo sguardo perso dell’erotomane e del nicotinico», e Colette reagisce colpo su colpo rivendicando il diritto alla propria indipendenza. Quando poi le due amanti, che hanno preso lezioni di pantomima e recitazione, all’inizio del 1907 decidono di recitare fianco a fianco nella pièce teatrale Rêve d’Égypte che il Moulin Rouge non esita a pubblicizzare con enfasi, esplode il putiferio, al punto che interviene il prefetto in persona per allontanare dalla scena la marchesa de Morny.

Colette trova con Missy una nuova vita, piena di lusso e piena di dolcezza materna. Si definisce la sua «finta bambina» e le scrive: «Sei tu la mia vera ragione di vita… Non c’è che la parola amore che possa servire ad esprimere la completa, complessa ed esclusiva tenerezza che provo per te… vorrei riaverti, tu che sei quanto di meglio ho al mondo». Willy sembra stare al gioco, finché, nel 1909, i suoi ennesimi oscuri traffici sui diritti d’autore mandano in bestia Colette. Sarà scontro a tutto campo, Willy finirà in rovina e dovrà lasciare la Francia per sfuggire ai creditori. Ma Colette, pur avendo consumato la sua vendetta, resta un’«anima in pena in un corpo infelice» e nelle lettere parla di solitudine e di angoscia, arriva a minacciare il suicidio: scrive a Missy («mia adorata, amor mio» oppure al maschile «mio adorato») di avere «la testa e i nervi in pessimo stato» e chiede di essere consolata.

Presto compariranno nella sua vita due uomini di cui la compagna è al corrente: il primo è «lo sciocco, il salame» Auguste Hériot; il secondo è un brillante giornalista, Henry de Jouvenel. La relazione con quest’ultimo inonda la stampa popolare, Missy rimprovera all’amica la «golosità» e le lettere si incupiscono: «Penso con tristezza all’espressione ostile del tuo viso». Fino alla rottura. È il 2 agosto 1911 quando Missy comunica all’amico Georges: «Io e Colette ci siamo separate oggi e per sempre; sono assolutamente decisa a non rivederla più; e anche se lei lo trova duro e ingiusto… non saprà mai quanta tenerezza disinteressata, quanta devozione costante ha perduto; e credo che un giorno rimpiangerà quello che mi ha fatto». «Vi affido Colette» aveva scritto qualche giorno prima a Henry de Jouvenel.

Passeranno vent’anni perché riprendano a scriversi. Nel romanzo Ces plaisirs… c’è un ritratto di Missy in veste di Cavallerizza: è la figura di un «mostro», «né un uomo né una donna», che farà infuriare la marchesa di Morny ormai anziana. Le ultime lettere, del 1940, sono firmate: parlano di malattie e di supplizi e sono firmate «la tua vecchia amica Colette».

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