accadde…oggi: nel 1920 nasce Fedora Barbieri, di Gregorio Moppi

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E’ stata una primadonna viscerale e professionalmente severa, priva di fronzoli e arroganza. Eppure alla mano come una signora della porta accanto. E senza peli sulla lingua: «Chi era la Callas nel ’47 quando ci conoscemmo? – raccontava – Sarebbe mai diventata ‘la Callas’ se non ci fosse stato Serafin che le avesse messo le note in gola, una a una?».

Era nata a Trieste il 4 giugno 1920. Firenze, però, era presto diventata la sua città d’ adozione. Al Comunale infatti aveva studiato, esordito e concluso la sua carriera – vi aveva anche trovato marito: Luigi Barlozzetti, direttore amministrativo in quel teatro in cui tuttora lavora uno dei due figli, Franco. Il canto da mezzosoprano l’ aveva cominciato nella sua città natale, ma dopo appena sei mesi di lezioni aveva voluto tentare l’ ammissione al Centro di avviamento lirico del Comunale. Detto fatto. Esame riuscito e borsa di studio. Il debutto arriva il 4 novembre 1940, nel «Matrimonio segreto» di Cimarosa. Ma non ha tempo nemmeno di tirare il fiato che la sera dopo deve di nuovo salire su quel palcoscenico perché Gianna Pederzini si è improvvisamente ammalata. Deve cantare «Trovatore».

E proprio Azucena diverrà uno dei suoi cavalli di battaglia, al pari di tutte le altre grandi parti mezzosopranili verdiane su cui si incardina la sua carriera di oltre sessant’ anni: «Ballo in maschera», «Forza del destino», «Don Carlo», «Aida», la Quickly di «Falstaff» che qualche volta si divertiva ancora a cantare, gigioneggiando. Grazie al successo di queste prime apparizioni fiorentine le si aprono le porte della Scala. Nel 1942 canta nella «Nona» di Beethoven diretta da De Sabata.

Nel 1949 è al Metropolitan di New York, dove viene invitata regolarmente nelle stagioni a venire. Nel 1950 esordisce al Covent Garden con i complessi scaligeri. Vi ritorna nel ’57, in una produzione memorabile di «Don Carlo» diretta da Giulini con la regia di Visconti. Partecipa a diverse riesumazioni di titoli del passato: «Il ritorno di Ulisse in patria» (Firenze, 1942) e «Orfeo» di Monteverdi (Cremona, 1943), «Flaminio» di Pergolesi (Siena, 1942), «Medea» di Cherubini (Firenze, 1953: un allestimento storico in cui, diretta da Gui, canta a fianco di Maria Callas; titolo poi ripreso a Milano con Bernstein sul podio). Tra i cento titoli del suo repertorio ci sono anche opere contemporanee di Alfano, Testi, Chailly, Henze.

Nel ’47, a Fermo, l’ incontro con Toscanini. Lei debutta in «Carmen», lui è in sala. Il giorno dopo arriva un telegramma dalla Scala, firmato Toscanini. Lei pensa a uno scherzo dei compagni di lavoro. Invece è tutto vero. Nel ’50 si rivedranno sul piroscafo che li sta portando in America. Toscanini la vuole per il «Requiem» di Verdi (di cui resta una preziosa testimonianza discografica). Barbieri rifiuta perché lo stesso giorno è scritturata al Metropolitan. Il direttore non ammette dinieghi: «Requiem» al pomeriggio, «Trovatore» la sera.

L’ ultima apparizione operistica della Barbieri è al Comunale. Mamma Lucia in «Cavalleria rusticana», ottobre 2000, Bartoletti sul podio. La festa per i sessant’ anni di carriera. Poi qualche mese fa dà spettacolo anche in tv, al «Maurizio Costanzo Show», parlando della Callas insieme alla più anziana collega Simionato, ma soprattutto cantando l’ Habanera avvinghiata a Gabriel Garko. In un messaggio ai familiari, il sindaco Leonardo Domenici esprime il cordoglio della città adottiva: «Con Fedora Barbieri se ne va una delle personalità più versatili e significative della lirica del Novecento. Firenze la ricorda con grande affetto e commozione». Il Teatro del Maggio la ricorderà invece venerdì prossimo facendo ascoltare prima dell’ inizio del concerto in programma la registrazione di una sua interpretazione fiorentina. Il funerale oggi alle 15 nella chiesa di San Iacopino.

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