Renée Mathilde Schwob, meglio nota coma Claude Cahun, di Alfredo Accatino

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In seguito nota come Claude Cahun, nome che – 9 su 10 – non vi dirà nulla è stata un’artista totale, fotografa e scrittrice, esponente del surrealismo e della cultura omosessuale, ma solo perché da qualche parte dovevamo metterla.   Figlia di Victorine Mary Antoinette Courbebaisse e di Maurice Schwob, noto giornalista, proprietario della rivista Le Phare de la Loire, nasce il 25 Ottobre del 1894 a Nantes.

Quando ha solo 4 anni la madre, crolla in un esaurimento nervoso che la conduce in una clinica psichiatrica e poi in un manicomio a Parigi, dove rimarrà tutta la vita. La piccola resta a vivere con il padre e con le tate.

Per proteggerla dal crescente razzismo che incomincia a serpeggiare nella società francese dopo le polemiche suscitate dall’Affare Dreyfus che aveva coinvolto un ufficiale di religione ebraica, a quattordici anni viene inviata a studiare a Londra, dove rimane due anni e dove incontra una diciassettenne, anche lei di Nantes, Suzanne Malherbe, promessa delle arti grafiche.

E’ un colpo di fulmine, che nel tempo si trasforma in “passione gelosa ed esclusiva” che oscura ogni altra cosa, e che porta Lucy Schwob all’anoressia. Arrivano a costruire anche un loro marchio di fabbrica, le lettere “L S M” – iniziali intrecciate di Lucy Schwob e Suzanne Malherbe, che suonavano “Elles s’aiment”.  La relazione viene osteggiata, com’è ovvio, dalle rispettive famiglie, ma non c’è nulla da fare. Il loro amore durerà sino alla morte, fondendo attività espressiva e vita comune.

C’è anche spazio per un Teatrino dell’Assurdo, quando il padre, che ha deciso di rifarsi la vita, conosce e sposa la madre di Suzanne, rendendole de factu sorellastre, e costringendole così a una grottesca recitanella cerchia di   e parenti  Da subito inizia a scrivere e a fotografare, firmando le sue opere con il nickname Claude Courlis, Daniel Douglas per poi giungere a Claude Cahun. Un nome “neutro”, che può sembrare maschile o femminile, accompagnato da un cognome tipicamente ebraico: “rappresenta ai miei occhi il mio vero nome, piuttosto che uno pseudonimo”.  Anche Suzanne cambierà il suono nome per diventare Marcel Moore.  La coppia è pronta per affrontare il mondo.

Claude ha la possibilità di poter pubblicare sul giornale diretto dal padre e si fa apprezzare con testi trasgressivi come “Chanson Sauvage”, “Ephémérides”, “Vue e Visions”, per poi riuscire a realizzare nel 1919 un libro autobiografico “Aveux non avenus”, nel quale mischia pensieri, disegni, fotografie, e che continuerà a evolversi nel tempo.

Da questo momento inizia il momento più fertile della sua ricerca formale, che si basa – e non è un caso – sulla lettura di sé, sull’autoreferenzialità. Indaga il proprio corpo che trucca, camuffa, nasconde. Poi si spoglia, si rade a zero i capelli, in una serie di straordinari autoritratti en travesti, realizzati da lei stessa o da Suzanne, che scatta e ritocca in camera oscura, divenendo parte attiva del processo creativo.

Claude scrive: “Sotto questa maschera, un’altra maschera. Non riesco a finire di raccogliere tutte queste facce”.

E’ una ricerca della propria identità e sessualità che appare incredibilmente avanti rispetto ai tempi – si pensi che è ancora l’epoca dei finti svenimenti e dei viaggi in prima classe in Transatlantico. Un percorso di autoanalisi che riporta alle sperimentazioni che compiranno all’inizio del nuovo millennio il giapponese Yayoi Kusama e la statunitense Cindy Sherman, la quale con 3.9 milioni di dollari del 2011, ha raggiunto la cifra record per una fotografia: un suo autoritratto.

Nel 1925 pubblica “Héroines” con i disegni realizzati dalla sua compagna, collabora con la rivista omosessuale Inversions e negli anni ’30 fonda con Georges Bataille e André Breton il gruppo di teoria rivoluzionaria Contre-Attaque divenendo, nel 1935, animatrice della Association des Ecrivains et Artistes Revolutionaires.

Trasferitasi a Parigi a partire del 1920, entra a far parte della vita culturale della città, conoscendo “pericolosi sovversivi” come Gertrude Stein, Philippe Soupault, Henri Michaux, George Bataille, André Breton, Tristan Tzara, Salvador Dali, e Man Ray partecipando a esposizione surrealiste a Parigi e a Londra.

Il clima è però cambiato, lesbica e giudea, avverte la necessità di cambiare area e nel 1937 con la sua compagna decidono di stabilirsi sull’isola di Jersey dove creano il loro rifugio “La Rocquaise” in St. Brelade’s Bay, anche se in paese le chiamano “Le Sorelle”.

Quando la Francia cade e i tedeschi occupano le Isole del Canale per preparare lo sbarco in Inghilterra, loro si trovano in trappola.

Non possono stare con le mani in mano e la loro arma diventa la parola. Inventano una “resistenza culturale” folle e coraggiosa, visto che essere in un’isola impedisce azioni militari, e non ne sarebbero capaci.

Stampano volantini anti-tedeschi e manifesti firmati Le soldat sans nom – il soldato senza nome. Anche questo riesce a trasformarsi in performance.

I messaggi diventano poesie, che arrivano a infilare addirittura appallottolate nelle tasche dei soldati della Wermacht durante manifestazioni pubbliche e funerali.

Nel 1944 vengono scoperte, arrestate e il 16 novembre condannate a morte, ma la sentenze non sarà effettuata. Nell’isola, per fortuna, non è presente la Gestapo, e nonostante lo choc e il trattamento subito in prigionia, Claude riesce a non essere deportata come ebrea.

Ad Alderney i tedeschi costruiscono poi quattro campi di concentramento, unici lager nazisti sul territorio britannico, dove moriranno di stenti 700 prigionieri su 6.000. Le due donne e gli altri prigionieri saranno liberate grazie all’arrivo degli Alleati solo il 9 maggio del 1945.

Questa prova ha logorato Claude, tanto che non riuscirà più a recuperare la salute e nelle poche foto successive sembra avere vent’anni di più.

Anche i suoi autoritratti hanno perso la genialità creativa dei primi anni e richiamano il tema della morte. Sembrano più una parodio che una ricerca.

La loro abitazione è stata più volte perquisita e il loro materiale fotografico è stato distrutto con l’accusa di pornografia, tanto che molte delle immagini rimaste sono in realtà i provini.

Nel Dopoguerra Cahun tentò di riappropriarsi della propria vita e di riallacciare i rapporti col gruppo surrealista, incontrando Breton e Max Ernst. Progetta di tornare a Parigi quando muore nel ’54 nell’ospedale di Jersey a 49 anni per embolia polmonare.

Moore, rimane a Jersey, si trasferissce in una casa più piccola, Carola, e nel 1972, sola e malata, carica di ricordi, si toglie la vita. Aveva 80 anni.

Dimenticate per lungo tempo, Claude Cahun e Marcel Moore vengono riscoperte solo negli anni novanta grazie a una biografia scritta da François Leperlier (“Claude Cahun, l’écart et la métamorphose”) .

Nel 2007, David Bowie ha creato per the High Line Festival una mostra multimediale dell’opera di Cahun nei giardini del General Theological Seminary di New York, avvicinando la loro figura alla cultura pop.

 

 

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