accadde…oggi: nel 1806 nasce Emilia Plater

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Emilia Plater, contessa, eroina nazionale di Polonia, Bielorussia e Lituania, capitano dell’Esercito polacco durante l’Insurrezione di Novembre, una delle molte donne che hanno combattuto nei reparti degli insorti, nacque a Vilno da famiglia di nobili patrioti, che diedero un considerevole impulso alla cultura polacca. La sua famiglia era ricca e stimata, ma la sua infanzia non fu felice poichè la madre, donna di grande cultura e temperamento,  nel 1815 abbandonò la casa coniugale, non tollerando oltre lo stile di vita libertino del marito e, insieme alla figlia, si trasferì presso degli zii; da quel momento Emilia crebbe insieme ai due cugini maschi Ludwik e Kazimierz. La sua educazione fu molto accurata: leggeva molto, scriveva poesie, cantava, dipingeva, ma allo stesso tempo tirava di scherma, andava a cavallo e a caccia e viaggiava molto.

Era particolarmente interessata alla storia della Polonia e dei Polacchi, nel periodo in cui il Paese era uno Stato europeo indipendente, importante e potente. Inoltre dimostrava una grande attenzione per la cultura popolare e contadina e raccoglieva e trascriveva molti canti e melodie popolari. Tutto questo formò il suo carattere e il suo atteggiamento patriottico, tanto che il suo modello divenne Giovanna d’Arco. Importantissima fu per lei l’amicizia con il giovane Cezary Plater, che ben presto divenne suo compagno d’armi e che la iniziò all’attività cospirativa dei patrioti polacchi. Per ironia della sorte chiese la sua mano un ufficiale russo, un ricco ingegnere, ma Emilia rifiutò la proposta con parole ben poco gentili. Tra il 1824 e il 1829 viaggiò molto e per la prima volta visitò Varsavia, Cracovia e Czestochowa.

Quando il 29 novembre 1830 a Varsavia scoppiò l’insurrezione, i capi degli insorti decisero di chiedere il sostegno dei patrioti lituani per bloccare i rifornimenti all’esercito russo.  Emilia fu tra i primi ad aderire e una delle ispiratrici dell’insurrezione in Lituania. Grazie a lei prese corpo il progetto di conquistare la fortezza di Dyneburg, benchè non fosse ammessa, in quanto donna, ai lavori del comitato direttivo a Vilno. Quindi autonomamente decise di organizzare la conquista della fortezza. Il 25 marzo 1831 Juliusz Gruzewski scacciò i Russi dal villaggio di Rosienie e con ciò stesso diede inizio all’Insurrezione Lituana; Emilia immediatamente si tagliò i capelli, indossò abiti maschili e, armata di pistola e sciabola, si unì agli insorti insieme alla sua compagna Maria Proszynska, ponendosi a capo di un reparto partigiano composto da 280 fucilieri, alcune centinaia di contadini armati di falci e sessanta cavalieri, con cui marciò alla volta di Dyneburg. Lungo la strada il suo reparto si ingrossò di nuovi volontari, ma Emilia dovette rinunciare all’attacco perchè il suo reparto venne fermato dai Russi e molti giovani insorti vennero mandati nei campi di prigionia. Emilia condivideva in tutto e per tutto la vita militare, senza chiedere alcun riguardo, e in breve si conquistò l’amore e il rispetto dei suoi sottoposti, nonostante nei saloni dell’aristrocrazia fossero in molti a criticarla e accusarla di immoralità. Dopo le perdite subite, Emilia, insieme alla Proszynska, il 30 aprile si unì al reparto Karol Zaluszky. Durante le alterne vicende dell’Insurrezione, in maggio incontrò Maria Raszanowicz, destinata a diventare la sua compagna più fedele nei reparti partigiani di combattimento.

Il 5 giugno ricevette il grado di capitano e venne posta alla testa del 1° Battaglione della Fanteria Lituana, e poi del 25° Battaglione di Fanteria, con il quale a fine giugno espugnò Rosiene. Quando il 9 luglio l’esercito partigiano fu riorganizzato in tre corpi d’armata, Emilia e i suoi furono assegnati al generale Chlapowski, che, dopo una grave sconfitta, decise di deporre le armi. Emilia in quell’occasione dichiarò: “Per quello che mi riguarda al disonore preferisco cento volte la morte; non andrò a trascinarmi fra gli stranieri, rimarrò a combattere per la patria finchè avrò forze sufficienti” e, insieme allle due compagne e a Cezary Plater decise di raggiungere Varsavia. La marcia andò avanti per dieci giorni, in condizioni difficilissime. Fame, freddo, mancanza di sonno ebbero la meglio sulla tempra di Emilia che, febbricitante, trovò riparo nel palazzo di un nobile terriero. Nonostante le cure, morì il 23 dicembre 1831.

La figura di Emilia Plater è stata recentemente oggetto di alcune rivisitazioni critiche, che ne hanno ridimensionato il ruolo militare, forse arricchito da leggende e miti romantici, soprattutto ad opera di Adam Mickiewicz. Ciononostante anche i critici più severi hanno riconosciuto il grande ruolo sociale che ha svolto la sua figura di donna-soldato. Scrive il professor Bachorz dell’Università di Danzica, che dubita che avesse ricevuto il grado di capitano e che avesse preso parte attiva in tutte le battaglie che le sono attribuite: “La Plater è stata una donna che ha voluto fortemente sottolineare la propria presenza nella causa nazionale, che ha voluto superare la consuetudine per cui la donna in guerra può essere al massimo un’infermiera. Ha voluto imitare Giovanna d’Arco, o Grazyna Mickiewicz che aveva guidato i reparti del marito contro i Cavalieri Teutonici. Secondo i documenti dell’epoca, la sua partecipazione all’Insurrezione venne commentata in modi diversi. Spesso fu oggetto di critica, perchè in guerra la donna è più un ostacolo che un aiuto. Alcuni cronisti lamentano il fatto che alcuni soldati fossero incaricati di proteggere l’eroina e le sue compagne. Comunque, Emilia Plater rimase con gli insorti contro i consigli della sua famiglia, o dei suoi amici”.

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