“la mutilazione peggiore non è quella genitale ma quella intellettuale”, di Ester Rizzo

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Nawal El-Saadawi è la prima donna araba a denunciare la disumana pratica dell’infibulazione con un libro: “Women and Sex” del 1972. Nasce nel 1931 in un piccolo villaggio a nord del Cairo e già a cinque anni aveva iniziato a protestare direttamente con Dio scrivendogli una lettera: ”Caro Dio, perché preferisci mio fratello? Lui è pigro e stupido, non fa nulla né a scuola né a casa, mentre io mi impegno. Come fai a preferire lui?”

Questa lettera era sicuramente l’inizio di una carriera letteraria e di un rapporto tormentato con le autorità in generale. Anche se proveniva da una famiglia colta e benestante non poté evitare la mutilazione genitale. Ricorda con orrore che una mattina nella sua stanza entrarono quattro donne del villaggio vestite di nero e, senza anestesia né disinfettanti, la sottoposero a quell’inumano supplizio. A dieci anni riuscì a sottrarsi ad un matrimonio combinato e continuò a studiare sebbene ciò fosse non gradito alla famiglia. Nel 1955 si laureò in medicina e poi si specializzò in psichiatria. Iniziò così a lavorare nel piccolo villaggio in cui era nata combattendo “con le difficoltà, i soprusi e le ingiustizie subite dalle donne”.

Quando pubblicò ”Women and sex” incominciarono i guai. Perse il lavoro ed una rivista da lei fondata venne chiusa. Nel 1979 diventò consigliera presso le Nazioni Unite per il programma a favore delle donne in Africa e Medio Oriente. La sua critica alle religioni, in particolare all’Islam ed al potere politico egiziano compromise irrimediabilmente i rapporti con le istituzioni del suo Paese e nel 1981 venne incarcerata senza neanche l’istruzione di un processo.

Il governo pensava di averla ridotta al silenzio ma lei in prigione iniziò a scrivere “Memorie dal carcere delle donne”, un libro che verrà tradotto in dodici lingue e sarà pubblicato in tutto il mondo. In un’intervista a Lilli Gruber ha raccontato: ”… mi negavano perfino la carta. La prostituta nella cella accanto mi allungava penna e carta igienica … le altre donne facevano di tutto affinché io potessi sempre scrivere: La creatività è il mezzo più efficace per porre un freno alle mutilazioni dell’intelletto … ho speso vent’anni della mia vita a confrontare i tre libri sacri: l’Antico Testamento, il Nuovo Testamento ed il Corano. Sono andata in India e ho studiato anche la Bhagavadgita. Non si può conoscere l’Islam senza uno studio comparativo: prendiamo per esempio la questione del velo. Se i sedicenti esperti avessero fatto i dovuti confronti, si sarebbero accorti che le donne si coprivano il capo anche nell’Ebraismo e nel Cristianesimo. In forme diverse, sono sempre state considerate inferiori in qualsiasi religione. Sono stati l’imperialismo americano e il neocolonialismo a sfruttare la religione e fomentare ovunque il fondamentalismo. Il velo e l’infibulazione sono le dirette conseguenze”.

Sul velo Nawal esprime così il suo parere affermando che sia il velo che la mercificazione del corpo delle donne costituiscono oppressione “… sono due facce della stessa medaglia … essere coperte per dettami religiosi oppure spogliate per leggi di mercato è sempre una forma di schiavitù … la mutilazione peggiore non è quella genitale ma quella intellettuale. Il velo sul cervello è molto peggio del velo sui capelli”.