Una forma e due specchi con il monologo dei colori, di Kiran Sankharan, edizioni Leima, recensione di Daniela Domenici

Struggente, ininterrotta commozione per tutte le 142 pagine della splendida storia d’amore tra Kuno e Andrea narrata, con empatia e straordinaria abilità poetico-narrativa da Kiran Sankharan, pseudonimo di Antonello Iona, manager campano e scrittore per passione, uno dei due protagonisti.

Nella sua prefazione Savona dice “il testo…è il frutto amorevole dell’intensissimo rapporto tra Kuno e Andrea, il quale delle parole del primo si è fatto custode. Vi è la loro storia ma anche la mia e quella di ogni lettore che si identificherà nell’uno o nell’altro personaggio”. Savona ci dice che il vero Kuno, che lui ha conosciuto, “non si è mai lasciato vivere, era fermamente convinto che ogni istante dell’esistenza fosse gioia pura. Abbracciava gli alberi, cantava la vita e si tuffava in ogni esperienza mettendosi in gioco totalmente…inoltre aveva una dote rara: non giudicava…per lui ogni essere umano era un raggio divino…”: avrei voluto conoscerlo anch’io…

Andrea e Kuno sono due uomini completamente diversi per carattere, situazioni familiari e lavorative ma “basta uno sguardo in una notte di pioggia a cambiare le loro vite. Nel breve tempo che sarà loro concesso condivideranno un amore coinvolgente e stravolgente” come si legge in quarta di copertina.

I brevi paragrafi che compongono il monologo dei colori sono perfetti incipit dei vari capitoli che sono intitolati seguendo l’ordine delle tonalità cromatiche abbinate ai sette chakra (sempre dalla prefazione di Savona), monologo che si troverà per esteso nella seconda parte del libro.

Ancora una volta ringrazio l’editore per la sensibilità con cui sceglie le opere da pubblicare, Savona per la sua splendida prefazione e Iona per averle dato vita con le sue parole che vorrei estrapolare ma sono talmente tante che vi invito a lasciarvi emozionare profondamente leggendolo: ne uscirete persone diverse.

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