Sulle amazzoni, di Valeria Viganò, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Un altro saggio splendidamente originale e affascinante, una “chicca letteraria che vede protagoniste l’americana Natalie Clifford Barney, la russa Marina Cvetaeva e Valeria Viganò intorno ai temi dell’amore, del lesbismo, della maternità, della guerraun confronto a tre nel tempo e nello spazioViganò ripercorre il tormentato rapporto tra le due, ma anche le loro profonde affinità, e dice la sua sulla querelle che gira intorno all’amore tra donne, tema oggetto di feroce dibattito anche oggi”.

E lo fa in modo assolutamente poetico e passionale proponendoci prima alcuni “frammenti scelti” di Natalie da lei tradotti, poi la lettera sull’Amazzone di Marina nella traduzione dal francese di Sara Bennett con testo originale a fronte e infine i suoi pensieri sull’amore tra donne e sull’essere amazzoni; vorrei citarvene una moltitudine ma mi limiterò solo ad alcuni che ritengo particolarmente struggenti e veri “due donne che si amano sono implacabili. Nel proteggere e nel rivelare. Perché possano continuare ad amarsi sono obbligate a percorrere una strada verosimile, in cui verosimilmente si scoprono…quando ci si innamora sul serio è sempre perdutamente. Si perde se stesse e nella perdita si sfronda, ed è quello il momento del terrore, e solo dopo si torna a germogliare…amare tra donne è alternativamente precedere e seguire, peri rimanere accanto. E’ un doppio sguardo, una doppia grazia, una doppia fatica. Per questo esistono le amazzoni che sanno sopportare la grande bellezza, la grande sofferenza. Nascono ogni tanto, una volta si riconoscevano alla prima occhiata…oggi le amazzoni non presentano segni esteriori, hanno bisogno di essere se stesse senza modelli da seguire…” e conclude “vorrei che amazzoni fossero tutte le donne, sia che giacciano con esseri maschili o femminili, per essere intere”: grazie d vero cuore, Valeria, da un’amazzone all’altra.