Ombre, di Antonella Sacco, recensione di Daniela Domenici

Sono otto racconti surreali, misteriosi e inquietanti più l’incipit di un altro libro della stessa autrice, “La grande menzogna”, che conclude questa raccolta; sono racconti pieni di ombre che riemergono dal passato, affliggono la coscienza e disturbano la personalità, sono ombre reali e irreali allo stesso tempo.

I racconti sono di lunghezza disomogenea, due più brevi “Guarigione” e “Mare”, gli altri più lunghi, in particolare l’ultimo, “la giacca”, è forse quello di maggiore lunghezza ed è venato di giallo; gli altri sono “Labirinto”, “Il tema del destino”, “Colonia felina”, “Nya” e “Il veliero”. Deduco che l’autrice ami i gatti perché sono i protagonisti di due degli otto racconti; in “Colonia felina” sono intrisi di superstizione riguardo a un bottino sepolto, in “Nya” la gatta riesce a scovare il colpevole di un omicidio. In “Labirinto” viviamo l’angoscia del protagonista in uno stranissimo labirinto sotterraneo mentre ne “Il tema del destino” quella della guidatrice di un’automobile che trova sulla sua strada un misterioso SUV. “Guarigione” è brevissimo ma molto folle mentre ne “Il veliero” c’è un sogno, tre donne misteriose e un risveglio doloroso.

Ancora una volta i miei più calorosi complimenti all’autrice…

 

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