il vento che soffia, di Loredana De Vita

The Wind Blowing

Ci sono giorni in cui il respiro violento del vento fuori dalla finestra sembra non turbare, ma accompagnare il bisogno interiore di urlare la propria solitudine.

Tu non riesci a urlare perché sai che c’è chi si spaventerebbe o non capirebbe o ti prenderebbe per matto, allora, il vento urla per te.

Urla il tuo dispiacere per l’indifferenza verso l’altro; urla la tua rabbia per la cecità di coloro che non si accorgono, né vogliono, di dove sta andando a finire la nostra umanità.

Tutto appare capovolto, proprio come gli oggetti trascinati e scossi dal vento. Tutto appare rotolare, proprio come gli oggetti sul balcone o per strada che, caduti, si agitano da una parte e dall’altra senza avere più meta. Tutto appare aggrapparsi, proprio come il celophan liberato nell’aria da qualche cassonetto non ancora svuotato che cerca di restare legato a qualcosa che possa dare un peso e un senso alla propria volatile inconsistenza: metafora di una bandiera senza più idee né popolo.

Che cosa accadrà quando il vento avrà placato la sua furia?

Ogni cosa giacerà lì dove è finita, in attesa che qualcuno possa ricomporre l’ordine abbandonato; molto spesso, però, mani dispettose e incuranti butteranno via ogni cosa spegnendo ogni possibilità di vita e di rinnovamento, distruggendo la storia, pronti a ricominciare da un nuovo che non è mai nuovo, ma che ripercorre gli stessi sentieri già calpestati e infruttuosi fino alla prossima tempesta di vento che, ancora e ancora, proverà a proclamare l’inutilità di tutto ciò che non ha consistenza né essenza, di tutto ciò che è effimero e fugace, di tutto ciò che è sporco e rotto, di tutto ciò che non ha inizio né fine: metafora di una società che si piega su se stessa e soffoca.

Chissà se la prossima volta qualcuno starà lì ad ascoltare quella storia. Per ora, tutto tace, solo il vento urla il suo e il mio dolore.

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