accadde…oggi: nel 1894 nasce Giuseppina Aliverti, di Sandra Linguerri

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Nata a Somma Lombardo (Varese) il 4 dicembre 1894, Giuseppina Aliverti si laureò in fisica con il massimo dei voti nel 1919 presso l’Università di Torino.

Assistente di Alfredo Pochettino alla cattedra di fisica sperimentale di quell’ateneo, si specializzò ed ebbe una carriera di successo nell’ambito della fisica terrestre.

Conseguita sempre a Torino la libera docenza nel 1931, fu professore incaricato di geodesia e geofisica dal 1932 al 1935 nonché di fisica terrestre dal 1936 fino al 1951. Nel 1937 si classificò prima al concorso bandito dal Ministero dell’agricoltura e foreste per un posto di geofisico e le fu affidata la direzione dell’Osservatorio geofisico di Pavia e, nel contempo,  tenne per incarico l’insegnamento di fisica terrestre presso la locale università fino al 1949. Proseguì e concluse la carriera accademica a Napoli presso l’Istituto universitario navale, dove divenne titolare della cattedra di meteorologia e oceanografia nel 1949. Fu preside della Facoltà di scienze nautiche dal 1960 al 1970, anno in cui venne collocata a riposo.

Le sue ricerche – iniziate nel 1920 con studi sulle concentrazioni dei depositi elettrolitici, sulle proprietà del geoide e su argomenti di natura glaciologica – si orientarono verso la fisica terrestre iniziando un filone di indagini sperimentali sull’elettricità e sulla radioattività naturale dell’atmosfera; indagini che nel 1937 le valsero  il premio decennale intitolato a “Vincenzo Reina” assegnato dalla Società italiana per il progresso delle scienze per gli studi geofisici.

Grazie alla messa a punto di un metodo quantitativo per misurare la radioattività dell’aria basato sulle proprietà dell’effluvio elettrico, fu in grado di determinare il contributo che la radioattività dà alla ionizzazione dell’aria. In particolare, constatò che l’aria atmosferica presso il suolo continentale contiene sempre radon nonché i prodotti della sua disintegrazione e talvolta anche torio. Viceversa, rilevò la scarsa presenza di radioattività nell’aria sul mare.

In cooperazione con Giuseppe Lovera, e sfruttando un procedimento elaborato con lui (noto come metodo Aliverti-Lovera), si interessò pure di radioattività delle acque.

Un ulteriore tema di indagine fu quello relativo alle particelle solide o liquide, dette aerosol o nuclei di condensazione, che si trovano in sospensione nell’atmosfera e che fanno da supporto per la condensazione del vapore acqueo, rendendo possibile la formazione delle nubi e poi delle precipitazioni.

Sempre in collaborazione con Lovera, si occupò in particolare degli aerosol marini (attribuibili essenzialmente alla vaporizzazione delle ceste del manto ondoso) discutendo, in un articolo pubblicato nel 1950 su «Pure and applied geophysics» l’obiezione mossa da Simpson contro l’ipotesi di Köhler sulla prevalenza dei nuclei di condensazione salini di origine marina.

L’attenzione dell’Aliverti al capitolo dell’oceanografia che studia l’interazione aria-mare – interazione responsabile di quasi tutti i processi dinamici oceanici ed atmosferici (con l’esclusione del solo movimento del mare legato alle maree) – si intensificò durante i lavori per l’Anno geofisico internazionale 1957-58, che segnò il risveglio generale di tutte le attività geofisiche.

In tale occasione, in qualità di membro di una sottocommissione per l’oceanografia del Consiglio Nazionale delle ricerche (CNR), elaborò il programma di cinque crociere scientifiche nel Tirreno compiute tra il 1958 e il 1960. I dati raccolti, accuratamente elaborati ed analizzati, permisero, tra l’altro, di individuare il valore dell’evaporazione media annua di questo mare e rappresentarono il punto di partenza per ennesime campagne internazionali d’indagine: nello stretto di Gibilterra (1961) e nuovamente nel Tirreno (1963).

Contestualmente agli studi di oceanografia fisica, continuò fino a tarda età a coltivare gli antichi interessi per l’elettricità atmosferica e per la glaciologia, che aveva cominciato a indagare sotto il profilo sperimentale presso l’Istituto “A. Mosso” dell’Università di Torino al Col d’Olen e, poi, dal punto di vista matematico, in collaborazione con Carlo Somigliana. Si interessò in particolare del ghiacciaio del Lys (Monte Rosa).

Ricoprì numerosi incarichi istituzionali: membro del Comitato per la bibliografica sull’oceanografia fisica; della Associazione internazionale di oceanografia fisica dell’unione geofisica geologica internazionale (UGGI); rappresentante dell’Italia nel Comitato scientifico per la ricerca oceanografica (SCOR) del Consiglio internazionale delle unioni scientifiche (ICSU); membro del Comitato glaciologico italiano e di numerose Commissioni di studi del CNR, dei Ministeri dell’agricoltura e foreste, della marina mercantile, della pubblica istruzione, dei lavori pubblici.

Fu socio della Accademia Pontaniana di Napoli (1958); socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei (1964) e dell’Istituto lombardo – Accademia di scienze e lettere di Milano (1969).
Venne insignita di svariate onorificenze: Medaglia d’oro dei benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte (1963), Grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana e Medaglia d’oro della Facoltà di scienze nautiche dell’Istitu­to universitario navale di Napoli (1971).

Si è spenta a Napoli nel 1982.