Grecia mia bella Genova, a cura di Daniela Leuzzi, recensione di Daniela Domenici

Questo volume nasce, con le parole della curatrice, dalla collaborazione “con colleghi, artisti, scrittori e amici, resa ricca e appassionata dall’amore condiviso per il mondo greco e latino e per la città di Genova”: e grazie a questo “amore condiviso” ha visto la luce questo saggio affascinante e incredibilmente arricchente per chi abbia, come la sottoscritta, un’inesauribile curiosità intellettuale; proverò a descrivervi la profonda bellezza di questo testo.

In primis la scintilla che ha dato il via a questo libro è stata data a Daniela Leuzzi da Raffaele Casagrande, il regista dello spettacolo teatrale “Corso Gastaldi 25 nero”, scritto da Matteo Aldo Maria Rossi e dedicato alla riscoperta delle camere delle torture nella Casa dello Studente a Genova, spettacolo che è andato in scena a Palazzo Ducale lo scorso 31 gennaio.

Il primo inserto letterario che la curatrice ci propone è l’ode “Grecia mia bella” di Matteo Aldo Maria Rossi, da lei tradotta in greco antico, che era stata scritta originariamente come monologo conclusivo del testo teatrale succitato. Segue una riflessione della traduttrice Leuzzi che ci regala un’antologia di testi e di commenti sulle opere antiche e sui contesti di partenza, culturali e poetici, che l’hanno portata a fare certe scelte linguistiche. E in questo percorso ci propone, sempre in doppia lingua, greco antico e traduzione in italiano, brani di Saffo ed Euripide, Tucidide e Mimnermo, Sofocle, Aristofane, Eschilo e Omero.

Il secondo inserto è il monologo “Il processo a Prometeo” sempre di Matteo Aldo Maria Rossi. È davvero straordinaria la bravura di quest’autore non solo nella scelta della metrica, sestine con rima ABCCBA, ma, soprattutto, per la splendida, sorridente ironia con cui descrive quel processo riuscendo a renderlo moderno, contemporaneo e accattivante pur mantenendo la verità sui tre capi d’imputazione connessi con il mito del Titano.

E ancora una volta Daniela Leuzzi fa un’analisi dettagliata, competente e assolutamente affascinante dei tanti testi classici che descrivono Prometeo e le accuse a lui rivolte; la curatrice passa da Pseudo Apollodoro a Esiodo, da Eschilo ad Apollonio Rodio e a Platone. E conclude questo suo dettagliato excursus con due autori, più vicini a noi, che hanno trattato il mito di Prometeo: Giacomo Leopardi nel suo “Scommessa di Prometeo” del 1824 e Cesare Pavese che nei “Dialoghi con Leucò”, una serie di ventisette racconti d’impianto dialogico scritti tra il 1945 e il 1947, ne dedica uno, “La rupe”, al Titano. Questa sua analisi permette di individuare le fonti di questo monologo che è una “rielaborazione contemporanea profondamente intrisa di eco classica”.

Daniela Leuzzi conclude questo suo “ponte immaginario tra la classicità e la città di Genova” con due creazioni letterarie dedicate alla città della Lanterna: “Amorebuio” di Matteo Aldo Maria Rossi, tradotta in latino dalla curatrice, e “Litania” di Giorgio Caproni, resa in latino da Andrea Del Ponte il quale aggiunge conclude alcune sue “note di accompagnamento” nelle quali ci spiega il suo esperimento linguistico.

Complimenti a Leuzzi, Casagrande, Rossi e Del Ponte per aver creato questo “virtuoso circolo creativo”.