u sceccu do Signuri (miracolo a Natale), alla Sala Di Martino a Catania, recensione di RosAnna Iannuzzi

 

Una tavola imbandita coi resti della cena della vigilia. Tutto rigorosamente in plastica rosso. Un panettone rimasto intatto. Il presepio. La sua casa che come ogni casa racconta chi la abita.

Anche in questa scena-casa (di Bernardo Perrone) le suppellettili parlano di lei e i fiori finti e la busta di Eurospin e la foto dei nipotini nel giorno della prima comunione, la statuina della damina in finto Capodimonte, l’abete con le lucine a intermittenza nel salotto accanto e quel dipinto grossolano al centro della scena che poi si scoprirà non essere solo un quadro: a quella crosta si sovrapporranno le “visioni” di Cettina fino all’immagine finale. Vero e proprio colpo al cuore. (I video sono di Gianni Nicotra)

Tutto parla di lei. Cettina: Una donna semplice, incolta, schietta, una “donna di casa”, religiosa tanto da credere che l’asino che le si para davanti e che la sveglia in piena notte sia l’asino del presepio. Un miracolo? Forse. Intanto al suo ingresso, in pigiama, prepara un bicchiere d’acqua e bicarbonato. Beve. Non crede ai suoi occhi, decide di “giocarsi” i numeri al lotto, quindi comincia a parlare di sé, di suo figlio, di quella “bestia” di suo marito… fino a che non racconterà di ciò che le suggerisce l’asino incontrato in piena notte e per suo conto narrerà un vero e proprio Vangelo apocrifo.

La storia di Gesù vista da un altro punto di vista. Quella di chi gli è stato per tutta la vita accanto e per ciò avrà tante, tantissime cose da raccontare. Quella di uno scecco prodigioso che profuma di borotalco e che è in combutta con il bue…

Intrigante e surreale il testo. Sal Costa, l’autore, ne ha fatto un affresco, tra il mistico e il terreno, molto convincente; un racconto, il suo, che tiene incollati gli spettatori dal primo all’ultimo momento. Scritto in catanese arcaico, parlata che non siamo più abituati a sentire, è lieve e poetico a volte e ironico altre, a tratti si ride, in altri ci si commuove, ciò grazie soprattutto alla seducente recitazione di Cinzia Caminiti che fa di questo “cunto” un mezzo per ammaliare, proprio così, il pubblico.

Da sola, senza mai eccedere, interpreta tanti personaggi quanti gliene impone il copione e lo fa con grande sicurezza e assoluta padronanza di voce e di corpo. Un po’ cunta, poi canta, poi cambia ritmo, timbro, dialetto, si muove di qua e di là, interagisce con il pubblico, con l’asino, (c’è, anche se non si vede), con la “Musica”, la sua musica, quella che le è rimasta nel cuore sin da bambina e che si porta dentro. Struggente il ricordo della nonna che durante la novena le insegnava le canzoni.

Si diverte, si turba, si intenerisce, si arrabbia, si incanta e incanta, diverte, intenerisce…

E poi “La Musica” che risulta fondamentale per lo spettacolo: I canti di natale tratti dalla tradizione siciliana, delicati e ritmati a seconda dei momenti, davvero affascinano e riportano indietro nel tempo chi li ascolta. A interpretarli quattro giovanissimi musicisti belli da vedere e da ascoltare: (Sara Castogiovanni, Andrea Mirabella, Francesco Messina e Nicoletta Nicotra: Jacarànda). Una voce più di tutte ci ha colpito, quella di Nicoletta Nicotra, la più “piccola” tra loro, chescopriamo poi essere la figlia dell’interprete principale e anche la “pupilla” di Elio Gimbo, regista di chiara fama e direttore artistico di Fabbrica teatro, e anche la regista di questo lavoro, al suo debutto in questo impegnativo ruolo.

Una regia che ci sorprende per la semplicità e la delicatezza ma anche per la profondità. Tutto in essa è uniforme, nulla stride, ogni cosa segue un andamento armonico che pervade e rapisce; tutto per circa sessanta minuti ci conduce in un’atmosfera di leggera spiritualità e ci riporta all’essenza del lavoro: “Ogni cosa può essere vera, basta crederci!”

Un’ammirabile messa in scena che consigliamo di andare a vedere.

A Natale uno spettacolo così è come una buona e soffice fetta di panettone da dividere con gli amici.

A Natale dopo uno spettacolo come questo è più facile augurarsi “buone cose”.

Dimenticavo: U sceccu nel presepe sta a destra do Bamminu! Io non lo sapevo.

Si replica il 27\28\29 Dic. alle 19.00 – Sala Di Martino via Caronda 82 Catania

testo di Sal Costa

regia di Nicoletta Nicotra

con Cinzia Caminiti

e con “La Musica”:

Sara Castrogiovanni – Andrea Mirabella –

Francesco Messina – Nicoletta Nicotra di Jacarànda

Scene di Bernardo Perrone – Costumi Fabbricateatro –

Video di Gianni Nicotra

Produzione Fabbricateatro