essere responsabili, di Loredana De Vita

Being Responsible

C’è un modo di affrontare la realtà che si chiama responsabilità e significa restare lucidi e consapevoli delle proprie scelte nel quotidiano.

Scelte continue che invitano a fare caso a tanti piccoli particolari di cui ci eravamo dimenticati, scelte che non riguardano solo noi stessi, ma tutti gli altri a cominciare con quelli che ci sono accanto fino ad arrivare a quelli il cui volto neanche si conosce, ma le cui mani, in questo momento, sono operose e attive per salvare quelle vite che mentre per noi sono solo un numero in più, per loro sono la distanza tra la vita e la morte, la gioia di essere riusciti ad aiutare e il dolore per non avere neanche il tempo di soffrire perché sulla barella c’è già un’altra vita che chiede aiuto.

Parlo dei medici, degli infermieri, del personale sanitario e di tutti coloro che sono chiamati a fare responsabilmente il proprio lavoro e che non hanno, come noi, la possibilità di scegliere di proteggersi.

Parlo dei medici e di tutte quelle persone che, in una guerra non voluta né cercata, devono comunque armarsi del proprio coraggio e abbandonare i propri affetti -figli, mogli, compagne, genitori- attorno ai quali vorrebbero stringersi per proteggerli e assicurare loro che tutto andrà bene, ma non possono perché il loro dovere, nonostante i tagli, le difficoltà, la necessità talvolta persino di inventare e improvvisare delle mascherine per proteggersi, il loro dovere è restare accanto a chi si ammala, talvolta per l’incuria di non aver rispettato le regole.

Ecco, anche al sicuro delle nostre case, noi siamo responsabili verso queste persone e responsabilmente in ogni modo dobbiamo veicolare il nostro tempo affinché non aggravi la situazione e non renda per loro e per noi più difficile superare questo momento.

L’invito è alla responsabilità, che significa essere capaci di dare la risposta giusta (abili alla risposta) alle difficoltà attuali.

Noi ce la faremo, noi vinceremo, noi ricorderemo con dolore tutto quello che sta accadendo, ma loro, i medici, porteranno per sempre nel cuore la memoria di ciò che hanno potuto e non potuto, lo sguardo di chi vive e di chi muore, l’affanno di chi aspetta di guarire e di chi, silenzioso, muore.

Un invito alla responsabilità è il minimo, un invito alla coscienza è già un gradino più in alto. Non siamo individui, ma persone che condividono lo stesso tempo.