Il matrimonio di mia sorella, di Cinzia Pennati, recensione di Daniela Domenici

Superlativamente splendido: permettetemi questo incipit esagerato per questo libro che ho divorato in un soffio nonostante la mole non indifferente, che mi ha fatto sorridere (tanto) per l’ironia che lo colora ed emozionare (ancora di più).

Straordinaria Cinzia Pennati, docente, blogger e scrittrice genovese, nel creare questa storia quasi tutta al femminile che dura lo spazio di un giorno, quello del matrimonio di Celeste, sorella della protagonista, Agnese, ma che sarà così denso di eventi da funzionare come cartina al tornasole, come turning point per molte delle persone che gravitano intorno alla futura sposa e che prenderanno delle decisioni importanti per le loro vite; splendidamente caratterizzati/e la mamma Ines e il papà Giò, la zia Rosa, la cugina Fiamma, la nonna Norma e il nonno Duccio, il marito Luca e il tassista Baciccia, ognuno/a ha una propria personalità che emerge e lo/a contraddistingue. Mi ha emozionato in particolare la profonda affinità e il grande amore verso il padre da parte della protagonista Agnese che credo abbia molto dell’autrice la quale, infatti, pone come dedica queste parole “a mio padre, a quello che siamo stati insieme, alla sua imperfetta umanità, eredità preziosa” e subito dopo rende lieve la commozione appena provata con un’affermazione paradossale e ironica di Oscar Wilde “si dovrebbe sempre essere innamorati, ecco perché non bisognerebbe sposarsi mai”.

P.S. Questa struttura narrativa scelta da Cinzia Pennati mi ha fatto venire in mente un celebre romanzo di Virginia Woolf, “Mrs Dalloway”, che descrive una sola giornata nella vita della signora Dalloway.