accadde…oggi: nel 1910 nasce Carmen Bulgarelli Campori, la prima direttrice d’orchestra italiana, di Lucia Navarrini Dell’Atti

Quasi 500 presenze sul podio in 15 anni di carriera. Un record che non molti direttori d’orchestra possono vantare ancora oggi. Eppure una donna, negli Anni Cinquanta del secolo scorso, c’è riuscita. La sua carriera si è svolta prevalentemente all’estero, riscuotendo molti successi di critica e di pubblico. In Italia la sua figura è stata dimenticata e le donne che intraprendono la professione di direttore d’orchestra spesso non sanno di avere avuto una pioniera alla quale la critica musicale dell’epoca titolava recensioni come: “La donna del giorno: Carmen Càmpori”; oppure: “Il miracolo di un raffreddore: da soprano a direttore d’orchestra”; o ancora: “Un Toscanini in gonnella sul podio del Comunale”.
Com’era iniziata la carriera di Carmen sul podio?
Nata il 3 maggio del 1910, esattamente cento anni fa, da Michele Bulgarelli e Rosalinda Tusini, famiglia originaria della bassa modenese, ultima di tre figli, Carmen aveva mostrato fin dall’infanzia uno spiccato amore nei confronti della musica e in particolare del canto. Aveva studiato canto e debuttato nel 1934 come soprano, con il nome d’arte di Carmen Caro, nello Stabat Mater di Rossini in Lussemburgo. La sua voce conquistò il pubblico e la critica ma alla vigilia del debutto in Aida presso il Teatro Massimo di Lugano un grave problema alle corde vocali la costrinse al ritiro dalle scene.
Per Carmen questa disavventura segnerà una svolta nei suoi studi musicali e nella sua futura scelta. Studierà per tre anni direzione d’orchestra con Paul van Kempen, docente presso la prestigiosa Accademia Chigiana di Siena.
Sono gli anni della svolta: Carmen deciderà di vivere con il marito, il marchese Egidio Càmpori, in Toscana, a Incisa in val d’Arno, un paese alle porte di Firenze, causa la distruzione del Palazzo Càmpori nel centro storico a Modena, la cui celebre e importante Galleria era stata visitata anche da Pietro Mascagni.
Iniziano per lei anni piuttosto frenetici: tournées in Sudamerica, in Spagna, in Germania, in Lussemburgo, in Olanda, ecc.

E in Italia? Pochi concerti e alcune direzioni di opere liriche che lasciano indubbiamente il segno. Uto Ughi esegue nel 1954, a dieci anni, il concerto per violino e orchestra di Mendelsshon presso il Comunale di Trieste, Luciano Pavarotti e Mirella Freni, due voci illustri della terra modenese, cantano rispettivamente in Rigoletto e in Bohème; il tenore del momento, Mario del Monaco, effettua due applauditissime tournée in Germania con Carmen.
L’elenco sarebbe ancora lungo, ma non vogliamo dimenticare i contatti con donne compositrici come l’argentina Ana Serrano Redonnet, la quale fa dono di sue composizioni come Celia Torrà, o Elisabetta Oddone che introduce un concerto sinfonico di Carmen a Verona, oppure l’incontro con Maria Callas a Firenze, durante un Maggio Musicale Fiorentino o con Wally Toscanini, la sera del suo debutto ufficiale a Milano, nel 1950.
Il carattere semplice e schivo di Carmen fa sì che la stampa si occupi di lei come musicista, come interprete del melodramma, benché la sua attività in sé sia un ‘caso’, in particolare nell’immediato dopoguerra di un Italia che tenta di risorgere dalle macerie, abituata ormai a vedere donne svolgere attività prettamente maschili.
Ciò contribuisce alla caduta nell’oblio di questa eminente figura di interprete, spentasi nel 1965, a 55 anni, definita da Bruno Bettinelli “la quintessenza della musicalità”.
In Italia sono poche le donne che salgono sul podio. La figura del direttore d’orchestra è ancora una figura di ‘potere’, ma si deve ricordare che la nostra storia della musica ha lasciato documenti e composizioni di donne che, in particolare nell’Ottocento, componevano sinfonie e melodrammi con propri libretti, dirigendo spesso loro stesse.
Ricordare queste figure equivale a scrivere la vera storia della nostra Italia musicale, di cui Carmen fa parte a buon diritto. Buon compleanno, Carmen!