storia di Gioele e del pesciolino Michele, fiaba di Graziana Zaccheo

In un paese piccino adagiato su di un bel colle viveva un bimbo chiamato Gioele. Era un bambino davvero speciale, amava la natura, gli alberi, i fiori e soprattutto gli animali; dopo la scuola correva nel prato vicino alla sua casa, a rotolarsi tra l’erba, giocando con le farfalle e gli animaletti che lì vivevano. Ma la cosa più straordinaria è che Gioele con essi riusciva a parlare: capiva la lingua di tutti gli insetti e degli uccellini del cielo, che per questo di lui non avevano affatto paura ed erano diventati i suoi amici più cari. Adorava ascoltare le storie che gli raccontavano, dei lunghi viaggi che avevano fatto, dei tanti paesi che avevano visitato, degli straordinari animali che abitano il mondo… avrebbe tanto voluto viaggiare con loro un giorno!

Una volta, tornato dal Paese di Nonsodove, un uccellino aveva parlato a Gioele del mare, della sua immensità, del suo blu intenso e del suo profumo, suscitando in lui una voglia irrefrenabile di vederlo. Il suo paesino era in collina, c’erano fiumiciattoli, persino un laghetto, ma lui lo aveva capito che il mare era tutta un’altra storia, anche non avendolo mai visto. Così, in un fresco pomeriggio di primavera raccolse tutto il suo coraggio e chiese alla mamma: ‘Mammina, mi porti al mare?’ Lì per lì la mamma restò a guardarlo, questo scricciolo biondo e tenero, con quel suo sorriso disarmante, con quei suoi grandi occhi cielo in cui si perdeva ogni volta guardandoli…poi, però, tornando coi piedi per terra, si ricompose e disse: ‘Gioele, sarebbe davvero bello, ma sai che il mare dista tanto di qui, non possiamo andarci oggi, ma ti prometto che ci andremo presto, quando avrò il primo giorno libero’. Non era certo la risposta che avrebbe voluto sentirsi dire Gioele, ma sapeva che era così, il mare era lontano, era questo il motivo per cui la mamma non ce lo aveva ancora portato. E con gli occhioni lucidi senza parlare, uscì sul prato, e per consolarsi si rotolò a lungo tra l’erba e i fiori…la natura lo cullava, ed mentre una brezza leggera gli cantava la ninna nanna Gioele si addormentò.

D’un tratto un tonfo, un rumore sordo ma intenso, lo fece svegliare di soprassalto, Gioele aprì gli occhi e….meraviglia! Era al mare! Ma come era possibile? Non poteva essere vero, il mare era lontano…Si tirò su e provò a capire cosa stesse succedendo, ma una forza invisibile lo buttò giù ancora una volta, e lo fece rotolare finché non si ritrovò spinto contro una parete…si ancorò ad un gancio che fortuitamente era lì appeso e a fatica si mise in ginocchio, poggiò le braccia sul bordo della parete e finalmente capì: era su una barca in mezzo al mare! Sgomento e gioia si alternavano nella sua mente, aveva paura di trovarsi lì tutto solo ma al contempo l’eccitazione di vedere quella immensa massa blu che si muoveva sinuosa proprio a un passo da lui lo inebriava. Respirò a lungo, gli occhi chiusi, e quando fu pronto li riaprì, cercando di capire come fosse giunto lì. ‘Non avere paura, il mare è tuo amico, lasciati cullare da queste onde e presto troverai la tua strada’. Ma chi aveva parlato? Gioele non vedeva nessuno lì sulla barca, era una piccola imbarcazione a remi, se ci fosse stato qualcuno lo avrebbe di certo visto…’Guarda sotto, senza sporgersi troppo altrimenti farai un bel tuffo’, disse la stessa vocina che gli aveva parlato poco prima; e non avendo altra scelta Gioele seguì il suo consiglio. Così tra le onde che s’infrangevano contro la sua barchetta scorse un pesciolino, che nuotava parallelamente a lui, e che strizzandogli l’occhio fece un balzo e si tuffò, scomparendo tra le onde. Gioele era incredulo, non capiva assolutamente cosa stesse accadendo, e per di più l’unico che avrebbe potuto dargli una spiegazione era andato via…le lacrime cominciavano a rigargli il viso, tutto questo era nuovo per lui, era solo, senza la mamma, in mezzo al mare! ‘Dai, Gioele, stai tranquillo, se seguirai il mio consiglio andrà tutto bene!’ Di nuovo il pesciolino! Era sbucato tra le onde dall’altra parte della barca, e Gioele si precipitò a guardarlo, con una tale energia che per poco la barchetta non si capovolse. ‘Che ci faccio qui? E chi sei tu? Come fai a conoscere il mio nome?’ ‘Una domanda alla volta…io sono Michele, il pesciolino dei desideri, sono qui perché tu mi hai chiamato, e ti sto accompagnando a vivere la tua più incredibile avvenuta!’ Gioele restò di sasso, immobile, gli occhioni sbarrati…non poteva essere vero, non aveva chiamato nessuno, non aveva…ma certo che aveva desiderato, e tanto, di vedere il mare! Ma così, d’improvviso, in mezzo al mare…non credeva ai suoi occhi! Eppure era lì…e non poteva certo perdere questa fantastica occasione! Strinse i piccoli pugni per farsi coraggio, ingoiò la saliva che gli si era bloccata in gola e fu pronto a partire per questa avventura…e proprio allora udì la voce della mamma che lo chiamava ormai un po’ seccata: ‘Ma insomma Gioele, quante volte devo ripeterti che se ti chiamo mi devi rispondere? Forse ho fatto male a comprarti questo regalo…’ E il mare? E la barca, e la sua più grande avventura? Dov’erano finite? Lo sapeva, era stato tutto un sogno…che gran peccato…ma di che regalo parlava la mamma? Si destò, tutto stropicciato, profumato d’erba e di adrenalina, corse dalla mamma e infine lo vide: tra le mani di sua madre, in un piccolo acquario rotondo, c’era proprio lui, il pesciolino Michele, che gli strizzata l’occhio ancora una volta! Gioele capì allora, sorrise, fece anche lui l’occhiolino al pesciolino dei desideri…ma questa è un’altra storia!