troppe cose in questo mondo, di Loredana De Vita

Too Many Things in This World

Mi capita, talvolta, di sentire come incontenibile il peso di tutte le cose che accadono nel nostro mondo. Violenze indiscriminate, ma per discriminare, odio che si sovrappone all’odio, interessi che superano altri interessi. Tutto ciò che dovrebbe essere dialogo diventa un monologo inascoltato dagli stessi che lo pronunciano mentre si calpestano gli uni con gli altri. L’esperienza di uno non diventa dialogo con l’altro, ma atto di prevaricazione, la conoscenza non diventa mai incontro, il silenzio si esplica nell’indifferenza e l’altro, ogni altro, sparisce consumando in sé ogni desiderio di riscatto precipitando in una tumultuosa cascata senza fondo ogni possibilità di dissenso.
Per questo, l’ignoranza dilaga. L’ignoranza dei sentimenti e del senso. L’ignoranza della cultura che non cresce e non diventa occasione di crescita. Per questo, la discriminazione frutto di una cultura fallita può indurre un fratello a uccidere sua sorella perché di orientamento sessuale diverso, o un genitore a uccidere sua figlia perché sceglie tradizioni culturali diverse, o un gruppo di stupratori ad usare droghe per approfittare di una ragazzina, o un gruppo di esibizionisti coperti di muscoli ma con la testa vuota a massacrare di botte un ragazzo… l’unico giusto, l’unico non fuori posto in una serata tormentata dal finale angosciante.
Contemporaneamente, chi ha ruoli pubblici invece di abbassare i toni li alimenta con forza, ostentando un potere violento delle parole che è il fallimento di qualsiasi società che desideri definirsi almeno democratica se non ancora umana. Contemporanenamente, si ostentano in modo improprio simboli religiosi usati per accentuare ogni discriminazione accendendo odi che si nutriranno delle loro stesse ceneri.
Questo mondo, allora, contiene veramente troppo. Lo sguardo che scorre i giornali è stanco, affacciarsi al balcone e guardare negli occhi il menefreghismo e l’indifferenza tra persone che dovrebbero condividere la società, tutto questo diventa veramente troppo. Il ginocchio si piega mentre questo mondo si trasforma in un carico sempre più insopportabile.
Eppure, so bene, e spero sappiate anche voi, che non si deve cedere, che non bisogna arrendersi dinanzi a questa oscurità nascosta dal fulgore delle cose di cui si beneficia, ma che hanno ben poca parte nel recuperare il significato dell’umanità addormentata e della pace disperata che, non muore, ma giace e a stento respira sotto un peso che troppo spesso si porta da soli.
Ecco, tendiamo insieme le mani a sostegno di questo mondo claudicante e scriviamone insieme una storia nuova, una storia di senso, di rotta e destinazione, di fatica e conquista, di vita che chiama vita e amore che chiama amore. Le nostre mani tese siano il sostegno del mondo contro l’odio e la violenza, l’indifferenza e il vuoto. Le nostre mani tese siano non solo il simbolo di una speranza, ma la concretezza di una realtà che si costruisce ogni istante con costanza e pazienza, tenacia e libertà.