la tentazione del muro, di Massimo Recalcati, recensione di Loredana De Vita

Massimo Recalcati: La tentazione del muro

La tentazione del muro (Feltrinelli, 2020) di Massimo Recalcati è un libro di grande interesse perché in grado di stimolare e suscitare riflessioni profonde su molti aspetti del vivere e dell’agire umano di cui io segnalo quelli che seguono certa che molti di più possano essere colti.

L’essere umano è incline a disegnare confini e chiusure con l’obiettivo di proteggersi, questa è una naturale peculiarità dell’essere umano, quando però tali confini servono per separare ostacolando e impedendo la conoscenza e il confronto, la loro presenza diventa un ostacolo alla comunicazione e alla relazione.

L’epidemia di Covid19 ha accresciuto la paura dell’altro obbligando al distanziamento sociale, eppure, la lezione più importante dell’epidemia non è nella limitazione della libertà individuale, ma nella capacità di farsi carico dell’altro rendendoci solidali. Essere liberi non significa avere la libertà di danneggiare l’altro non rispettando le misure previste per la comune protezione. Si evidenzia, allora, nelle parole di Recalcati che libertà senza senza fratellanza è una parola vuota (p. 15). Ciascuno è responsabile dell’altro quanto lo è di sé.

Qual è, quindi, quel lessico civile che possa porre ciascuna persona all’interno e non all’esterno di tale principio di solidarietà? Sono parole come accoglienza, ospitalità, fratellanza; parole, cioè, che invitano a entrare nello sguardo dell’altro, ad abbracciare la sua alterità considerandola parte della propria vita. Si legge a pagina 16, (…) il mio cuore (…) è il primo nome dello straniero. (…) ogni processo di integrazione origina dall’amicizia verso lo straniero che porto in me.

Il libro, La tentazione del muro (Feltrinelli, 2020), è diviso in cinque capitoli oltre l’avvertenza e l‘introduzione (Il confine, L’odio, L’ignoranza, Il fanatismo, La libertà) che rappresentano cinque percorsi all’interno della psiche umana che spiega il rapporto e la paura nella relazione con l’altro poiché, infatti, abbiamo un atteggiamento duplice rispetto alla libertà quando essa riguarda l’altro che non conosciamo o che temiamo: da una parte proclamiamo una libertà senza limiti, ma dall’altra costruiamo confini affinché escludendo l’altro (o escludendoci dall’altro) illudono di essere più protetti e sicuri. È un paradosso, forse, eppure è l’evidenza della nostra vulnerabilità.

Ogni essere umano nutre e si nutre del sentimento di appartenenza che opera sotto forma di confini. La spinta a difendere il proprio mondo e il proprio confine non è, quindi, incivile in assoluto, ma l’uomo prova pure un’altra spinta come esigenza errante, la chiama Recalcati, che è una spinta di libertà. Tra queste due spinte è necessario un equilibrio affinché non siano opposte ma concatenate, susseguenti: Ogni confine, infatti, definisce un’identità solo mettendola in rapporto con una differenza (p. 28).

Oggi, il confine che costruiamo assume non tanto la valenza di chiudere l’altro fuori, quanto di chiudere noi stessi dentro. È bello, invece, pensare con Jean-Luc Nancy che un cuore estraneo ti restituisca la vita non solo in senso fisico (il suo trapianto di cuore), ma come possibilità rinascita grazie e attraverso (per mezzo di…) l’altro. Lo straniero, cioè, non coincide con il nemico. L’odio verso lo straniero non deriva da un impulso, ma dallo scaricare la propria angoscia su un soggetto diverso da sé.

L’odio induce alla disumanizzazione dell’odiato per auto giustificarsi nell’atto di odiare; l’odio porta alla calunnia e alla riduzione al silenzio dell’oggetto che abbiamo deciso di escludere. Di grave intensità è l’odio causato dall’invidia, odiamo nell’altro ciò che noi non abbiamo o non siamo; questo tipo di odio nasce dal narcisismo più acuto e l’invidia cancella qualsiasi possibilità di un legame sociale. Spesso si cade nel fondamentalismo che si basa sulla costrizione all’ignoranza del potere che si fa credere vero.

Ci sono molti eventi nella Storia che ci testimoniano di quanto l’ignoranza reale e indotta siano alla base dei fondamentalismi e totalitarismi più gravi. La democrazia, allora, dovrebbe riuscire a garantire la liberazione dall’ignoranza, per questo il muro diventa una tentazione, per evitare che la conoscenza si opponga all’ignoranza e non possa impedirle di mettere a tacere la pluralità dei segni, delle voci, delle traduzioni e interpretazioni della nostra epoca. Il fondamentalismo ha bisogno dell’ignoranza per controllare e dominare tutti e tutto, soprattutto l’innocenza, ne sia evidenza l’uso dei bambini soldato in tante delle nostre orribili guerre moderne.

Dalla totale resa al potere totalitario scaturisce il fanatismo che indica e promette l’eliminazione di tutto ciò e di chi evoca (o si fa in modo che evochi grazie alla propaganda) una dimensione negativa, si accetta tutto, anche a costo della propria libertà.

La libertà, infatti, implica sempre una scelta, la responsabilità di una scelta. Non si può essere liberi senza che anche l’altro lo sia, perché la propria gioia non può esistere nutrendosi della sofferenza dell’altro con il quale non si può né si deve stabilire una relazione di sadismo versus masochismo. L’altro non è un limite, non un completamento, non lo specchio di noi stessi. L’altro è l’altro ed è ugualmente libero. L’altro, nella sua libertà accresce la mia come la mia accresce la sua. L’altro diventa il manifesto della propria libertà.

La libertà non si auto genera, ma è una scelta di reciproca etero generazione. Nella dipendenza reciproca si è più liberi poiché ciascuno riconosce all’altro la sua libertà. Una libertà a senso unico è una dittatura che annulla lo spirito libero cui ciascuno può e deve ambire. L’obiettivo della relazione non è l’eguaglianza, ma una relazione di eguaglianza tra non uguali, come afferma Elvio Fachinelli.

Questa è la risposta al vano per quanto diffuso populismo che tende più a limitare a una la libertà che a considerarne il plurale e molteplice valore oggettivo.