Sa morte secada, di Nicola Verde, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

“Un’indagine del maresciallo Dioguardi nel cuore nero della Sardegna”: il sottotitolo ci conferma quello che avevamo già intuito dal titolo in lingua sarda, la storia si svolge nel cuore di quest’isola affascinante e misteriosa per la sottoscritta e per l’autore che dimostra di conoscerla e amarla, in ogni minimo dettaglio, innanzitutto con l’uso della lingua sia nel titolo che in varie frasi che inserisce nei dialoghi, talvolta senza la traduzione, lasciando a chi legge il compito di interpretarle.

Il maresciallo viene “dal continente”, dalla Campania, e insieme all’amatissima moglie Ines prova ad ambientarsi in un piccolo paese di quest’isola-continente dov’è stato mandato in servizio, Bonela, che ha usi, costumi e tradizioni a lui sconosciute; ci riuscirà con molta accortezza, lentamente, con gradualità e alla fine se ne innamorerà a tal punto da non volerla più lasciare.

Dioguardi si trova a dover risolvere un caso di omicidio particolarmente doloroso e intricato sia perché è stato ucciso un bambino, Cosimo Frau, che per le modalità con cui è stato compiuto, quasi un rito sacrificale; proverà a trovare il bandolo della matassa che coinvolge le due sorelle Frau, Costantina e Natalia, e il prete Mario Bertula in primis, ma anche ascoltando tante altre persone, dal bandito Farore all’ingegnere Manca, manager della fabbrica in costruzione in paese, e al direttore dell’unica banca.

È un romanzo corale, a più voci, che ci descrive, con appassionata minuzia, un angolo di Sardegna ma che, soprattutto, ci fa apprezzare il modus operandi del maresciallo che non lascia nulla d’intentato pur di arrivare alla soluzione, aiutato anche dalla moglie con la quale condivide quasi ogni singola riflessione, intuizione e deduzione che lo porteranno a capire come sia andata anche se il percorso sarà tortuoso e colmo di ostacoli.