lode all’età anziana, di Loredana De Vita

In Praise of Old Age

Veder crescere i propri figli attorno a sé, aver compreso il valore della loro vita e sapere che il tempo che costruiranno è un tempo che gli appartiene e appartiene solo a loro è la bellezza della vita che cresce e che rivela per te, anziano, nuove strade percorribili. Sono strade lungo le quali forse incontrerai un numero minore di persone, sono strade forse meno erte, sebbene la vetta della montagna sia più vicina, sono strade più brevi che della loro brevità possono offrire dono a chi osserva, a chi sospira, a chi teme, a chi resta immobile ad aspettare che il tempo finisca.
Eppure, il tempo non finisce semplicemente e meccanicamente come la sveglia di un orologio o la polvere di una clessidra capovolta che si sta ormai esaurendo. Il tempo finisce ben prima che sia esaurito se a quel tempo si smette di dare il valore che merita e si smette di credere che il se stessi che si diventa sia meno curioso e capace di stupirsi e ricercare del se stessi che siamo stati e che lasciamo a languire. Il tempo non è tiranno, siamo noi i tiranni di noi stessi, incapaci di guardare la bellezza del tempo che ci è dato e la risorsa che il nostro tempo può essere fino al nostro ultimo respiro.
Molto dipende dal tempo che noi stessi elargiamo a noi stessi più che dal tempo che ci resta. Quei figli che osserviamo e accompagniamo nella loro crescita non sono il confine tra l’inizio e la fine, né quello tra la vita e la morte; se così fosse, la nostra educazione alla libertà avrebbe ben poco conto come valore nella loro vita e avremmo fallito nel nostro insegnamento. Quei figli che ci lasciano, che costruiscono la propria strada, sono i figli che ci onorano di quanto hanno appreso, in bene e in male, e sono quelli che a modo loro garantiscono la continuità di una vita che acquisice significato quanto più i suoi segni sono invisibili, talvolta fragili, ma profondi e inevitabili.
I figli, spesso, non si accorgono della nostra libertà e del desiderio di continuare a edificarla. Pensano che ritorniamo bambini, il che non è del tutto errato talvolta, ma non nel senso che loro credono: noi torniamo ad assaporare la leggerezza dell’innocenza dei bambini, ci spogliamo delle consuetudini che vietano all’innocenza la totale libertà. Noi torniamo bambini, o dovremmo, non perché ci comportiamo come tali, ma perchè contiamo il tempo al contrario, perchè il tempo che ci resta è sempre di meno.
Diminuiscono gli anni, i mesi, le settimane, i giorni, i minuti da vivere e quel tempo che resta non è la nostra vecchiaia, ma la nostra nuova infanzia. Ogni ruga, allora, può sciogliersi nel sorriso dell’attesa finale mentre resta come timore solo negli sguardi di chi non sa cogliere la forza di un vissuto e di un tempo che, seppur sbriciolato, è un tempo che si vive non si trascorre soltanto e, soprattutto, non si spende con l’ansia dell’ultimo respiro, ma con il sapore della gioia di vivere con intelligenza e libertà.
Ogni tempo ha il suo tempo, le sue forme, il suo spazio, ma ogni tempo è un tempo da vivere. Anche questa è una bella storia da narrare ai propri figli che un domani incontreranno quel tempo e dire loro che la vita non si arresta perché trascorrono gli anni, ma perché ciascuno smette di crederci.