Centocinque minuti, di Tommasina Soraci, prefazione di Silvana Sonno, edizioni Era Nuova, recensione di Daniela Domenici

Un anno dopo la mia ultima recensione a una sua opera è tornata a “trovarmi” Tommasina Soraci, docente e scrittrice siculo-umbra, che ha, per un attimo, “abbandonato” le sue (e mie) donne, alle quali ha dedicato vari saggi, per regalarci un romanzo breve che ha comunque come protagonista una donna, Lucia, alla quale credo che abbia regalato qualcosa di sé.

È un’ex docente in pensione che vive in una residenza per anziani con il marito Stefano che è sceso a vedere una partita di calcio con gli altri ospiti della casa. Lucia riesce a ottimizzare il breve tempo della partita, si affaccia alla finestra, vede un acero dalla finestra, pensa all’America e  da lì iniziano i suoi ricordi, rivede tutta la sua vita che riavvolge come un film alla moviola, con un perfetto “flusso di coscienza” che, senza un ordine apparente, la porta a ripensare al figlio, ai suoi genitori, al periodo della scuola come studentessa e a quello come docente, al primo incontro con il suo futuro marito e a tanto altro ancora, arricchendo la sua splendida narrazione con citazioni poetiche e con piccoli estratti di canzoni.

È disarmante e commovente la brutale sincerità con cui Lucia si immerge nei ricordi, anche in quelli meno piacevoli, non è facile venire a patti con i propri errori, i sensi di colpa, le corazze e i muri per non soffrire, ma Lucia, grazie a Tommasina, ce la fa “just in time”, la partita è finita e Stefano sta risalendo a casa…