accadde…oggi: nel 2010 muore Graziella Lonardi Buontempo, di Silvia Panichi

https://www.huffingtonpost.it/entry/graziella-lonardi-buontempo-donna-di-quadri-e-donna-di-cuore_it_5f97fedac5b6e5b76773236c

Nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, bella risonanza ha riscosso il documentario ‘Donna di quadri’ scritto da Graziamaria Dragani e Fabrizio Corallo e diretto da Gabriele Raimondi, con la voce narrante di Iaia Forte: ha ripercorso, grazie alle testimonianze di familiari, intellettuali e artisti, la storia straordinaria di Graziella Lonardi Buontempo, scomparsa dieci anni fa, dopo una vita dedicata alla promozione dell’arte contemporanea.

Vissuta per molti anni a Roma, dove aveva stabilito il fulcro della sua attività a palazzo Taverna, questa instancabile organizzatrice di cultura tradiva la sua origine napoletana per la velocità del pensiero, la capacità di socializzare e la generosità nel coltivare amicizie vecchie e nuove.

La proiezione, avvenuta nell’Auditorium del Maxxi, ha celebrato anche la donazione al Museo degli archivi degli ‘Incontri internazionali d’Arte’ da lei promossi.

Pur non avendo una preparazione specifica, Graziella Lonardo Buontempo arrivò per intuito e passione ad organizzare mostre che oggi potremmo definire profetiche, e a far conoscere artisti che si sono confermati tra i più importanti del panorama mondiale, da Beuys a Pistoletto.

Nel 1974, con oltre quarant’anni di anticipo rispetto al pontile galleggiante che ha portato un numero inimmaginabile di visitatori sul lago d’Iseo, Graziella fece impacchettare all’artista bulgaro Christo (sempre all’opera insieme alla moglie Jeanne-Claude) un tratto delle Mura Aureliane. Fu un intervento collegato alla grande mostra intitolata Contemporanea, allestita – e fu un’altra idea originale e vincente – nel grande parcheggio sotterraneo di villa Borghese, che era stato da poco completato. L’avanguardia, anche nei settori della musica, del teatro, della performance, riempì quello spazio destinato ad una funzione antitetica, sotto la curatela di un giovane Achille Bonito Oliva, che rimase, a partire dalla mostra del 1970 – intitolata Vitalità del Negativo, e incredibile summa delle correnti artistiche che avevano caratterizzato il decennio precedente- sempre a fianco di questa affascinante mecenate.

Che, da persona lungimirante e priva di complessi, volle avere accanto critici di valore e intellettuali di prestigio in ogni sua impresa. Proprio la sua bellezza -agli inizi degli anni Cinquanta fu anche la donna immagine della Vespa- era, talvolta, motivo di pregiudizio. Eppure condivise molte battaglie di emancipazione femminile e fu lei a persuadere Carla Lonzi, una delle nostre più sensibili teoriche del pensiero femminile, a tornare per una volta alla critica d’arte.

E ancora, in quella Roma piena di fermenti e di artisti ma sempre troppo ancorata al passato, una forma di diffidenza la incontrò come collezionista e promotrice di talenti: ma è un ruolo che nel nostro paese suscita qualche diffidenza. Al contrario, investì parte del suo patrimonio personale e riuscì a convogliare fondi pubblici e privati nella promozione dell’arte contemporanea. Di cui avrebbe voluto una fruizione più diffusa, ricorrendo all’immagine simbolica della donna che spinge la carrozzina tra le opere in mostra.

Il documentario racconta episodi toccanti e divertenti: come il lungo silenzio di Andy Warhol, interpretato come un indizio della sua stravagante personalità, e che invece esprimeva lo sbalordimento di fronte alla bellezza di Roma. O il fortuito incontro, che fece fallire il progetto di una mostra nella sua amatissima Capri, tra un gruppo di artisti d’avanguardia e i cantanti melodici che erano lì per dar vita ad un festival della canzone partenopea.

A Capri, nel 1983, organizzò il premio letterario intitolato a Curzio Malaparte, con sede nella Certosa. Presidente del premio fu dapprima Alberto Moravia e poi Raffaele La Capria. In effetti col mondo napoletano non recise mai i legami e, supportata dal critico Bruno Corà, organizzò esposizioni a Capodimonte, mettendo a confronto il contemporaneo con la grande arte del passato.

Nel documentario ascoltiamo anche le voci di Liliana Cavani e Lina Wertmüller, entrambe legate da grande amicizia a Graziella. Le due registe le attribuiscono, tra gli altri successi, quello di aver portato il cinema italiano in sedi prestigiose, con le retrospettive sulla commedia italiana al Moma a New York e quella sul cinema napoletano al Centre Pompidou a Parigi. E come tutti gli altri testimoni della storia di Graziella Lonardi Buontempo – mantenne il cognome Lonardi, del marito, come una sorta di nome d’arte anche dopo la separazione, a cui seguì il lungo legame con Francesco Aldobrandini- anch’esse si soffermano sul grande calore umano di questa donna dallo sguardo magnetico.

Che, però, con quegli stessi occhi aveva visto la morte, quando il 30 gennaio del 1949, fu ferita in un incidente stradale che costò la vita all’amica che aveva accanto. La sua salute ne rimase minata, ma è come se, dal riemergere in superficie dopo quel volo nella scarpata, avesse tratto la forza per dedicarsi agli altri, con quel suo modo particolare di creare ponti di amicizia e abbattere steccati artistici.