accadde…oggi: nel 1999 muore Marcella Balconi, di Francesca Patuelli

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Marcella Balconi nasce l’8 febbraio 1919 a Romagnano Sesia, dove il padre, Giuseppe, era medico condotto. Socialista ed antifascista, questa figura rappresenta per la figlia un punto di riferimento forte, e le vicende legate al suo impegno sociale e politico durante il regime fascista ne segnano profondamente l’infanzia.
Marcella si iscrive alla Facoltà di medicina dell’Università di Pavia, affiancando il padre in ambulatorio durante le vacanze. In questo modo entra in contatto con il noto pediatra e antifascista Pietro Fornara (1897-1975), con il quale inizia a collaborare nel reparto da lui gestito nell’Ospedale Maggiore di Novara; si dedica così allo studio dei sulfamidici, che venivano sperimentati in quegli anni nella cura delle infezioni batteriche in un clima di grande entusiasmo.
Laureatasi brillantemente nel luglio 1943, diventa assistente nell’Istituto di chimica biologica di Pavia: interrompe l’attività di ricerca quando, nel 1944, viene invitata dal cugino Giuliano Pajetta (1915-1988) a partecipare alla lotta di liberazione come ispettrice del servizio sanitario. Insieme con la cugina Maria Elvira Berrini, con cui condividerà sempre un percorso politico e professionale, Marcella entra nella Resistenza come medico, operando dapprima in Valtellina e poi presso il Comitato regionale piemontese delle Brigate Garibaldi a Torino.
L’esperienza partigiana avrà grande influenza sulle scelte successive: abbandona infatti la ricerca e l’ambiente universitario per dedicarsi al lavoro sul territorio, inteso anche come come possibilità di unire impegno professionale ed impegno sociale.

Come ha raccontato lei stessa in un’intervista, fondamentale in questo senso è l’incarico ricevuto nell’immediato dopoguerra di curare un fascicolo contenente dati e foto di partigiani caduti. «Ricordo con rabbia» – dirà, e si riprometterà di occuparsi dei bambini per poter costruire una società nuova, diversa da quella che l’Italia aveva conosciuto sotto il fascismo [Intervista raccolta in Per Marcella Balconi, 2000]. In una Autobiografia scientifica scritta per i «Quaderni di psicoterapia infantile», raccolta in un numero sull’osservazione a lei dedicato nel 1984, afferma: «al ritorno ho giurato che avrei fatto il possibile per rendere più facile e piacevole la vita dei bambini e per creare una generazione che non dovesse sopportare il peso della guerra e avesse la gioia di vivere. Era la mia risposta alla morte e all’angoscia di morte, con gesti che volevano essere riparativi» [Balconi, 1984, p. 8]
Si reca quindi a Parigi per un mese di stage presso l’Ospedale psichiatrico S. Anna, dove nel 1947 viene creata una sezione di bio-psicopatologia dell’infanzia: nella città francese inizia a collaborare con lo psichiatra e psicoanalista infantile Serge Lebovici (1915-2000). Nel settembre del 1948 è a Losanna, per specializzarsi presso l’Office médico-pédagogique fondato e diretto dal neuropsichiatra infantile Lucien Bovet (1907-1951), e l’anno successivo passa diversi mesi a Malévoz, dove nel 1930 lo psichiatra e psicoanalista André Repond (1886-1973), presidente della Società di igiene mentale formatosi con Eugen Bleuer e legato a Ludwig Binswanger, aveva fondato il Service médico-pédagogique. La Maison de Santé de Malévoz, l’ospedale psichiatrico ove Repond aveva istituito il suo Centro, punto di attrazione per chi voleva occuparsi di neuropsichiatria infantile in Europa e da cui erano passati anche Maria Elvira Berrini e Giovanni Bollea, «era un ospedale moderno, – racconta Balconi – un ospedale psichiatrico aperto dove i malati (tranne i malati più gravi, che stavano in una casetta) circolavano liberamente, andavano in paese.

C’era un gruppo di picoanalisti che preparavano i medici dell’ospedale, e quanti si dovevano occupare di problemi psichiatrici» [Balconi, 1984, pp. 9-10]. Marcella comincia nello stesso luogo la sua formazione psicoanalitica, che concluderà nel 1953, seguendo in questo modo il percorso che si andava affermando nella psichiatria infantile francese e svizzera.
Alla fine del 1949 diventa assistente ospedaliera del Prof. Fornara, e istituisce a Novara un servizio pilota di neuropsichiatria infantile sul modello svizzero, il «Centro medico-pedagogico». Organizza e segue con attenzione e passione le attività del Centro e la formazione di una équipe di collaboratori. Giancarlo Grasso, entrato nel gruppo di lavoro nel 1953 e poi divenuto primario di neuropsichiatria infantile presso l’Ospedale di Novara, ricorda «il clima affascinante che si viveva in quel primo periodo, quando ogni bimbo, ogni osservazione clinica, ogni disegno, era una scoperta, un tassello per la conoscenza del mondo dell’infanzia». [Grasso, Crivelli, 2007, p. 35]
Terminata la sua formazione analitica, Marcella Balconi decide di far parte della Società psicoanalitica italiana solo come “membro associato” e di rinunciare all’ordinariato e alla didattica per «mantenere un certo tipo di libertà» – dichiara – «Se avessi fatto l’analista didatta avrei dovuto seguire le regole della Società. Non potevo seguirle perché per me era inconcepibile che l’analisi dovesse costare tanto. Asserivo che l’analisi doveva essere fatta in un’istituzione e non privatamente.» [Balconi, 1984, p. 15].
Nella seconda metà degli anni Cinquanta inizia una ricerca, in collaborazione con Maria Elvira Berrini, sulle difficoltà di adattamento a scuola in relazione al contesto familiare e all’ambiente, analizzando un campione di mille bambini in prima elementare di Novara e di Milano.

I risultati saranno pubblicati in un articolo, Studio statistico-clinico su un gruppo di 1000 bambini segnalati per difficoltà di adattamento a scuola, che esce in cinque parti tra il 1958 e il 1960  su «Infanzia anormale», la rivista diretta da Bollea e di cui la Balconi e la Berrini fanno parte del comitato editoriale fin dal 1953. Sempre nel 1960 nella medesima rivista compare uno studio, Perturbazioni nei primi rapporti oggettuali e superinvestimenti di oggetti inanimati, realizzato in collaborazione con la Berrini e Franco Fornari (1921-1985). L’anno successivo viene prodotto dallo stesso gruppo di lavoro un altro saggio, Estraniazione della figura umana e investimento esclusivo di oggetti inanimati. Grazie a questi articoli Marcella consegue la libera docenza in neuropsichiatria infantile.
Nei suoi lavori scientifici è costantemente presente l’attenzione al territorio, e agli aspetti economici e sociali. Così scriverà: «fin dall’inizio ho avuto un impegno politico e un impegno medico. Ho sempre cercato di unire questi due impegni. C’è stato sempre un collegamento tra scelta politica, l’interesse per certe classi sociali e il mio lavoro. … Il mio interesse era per la psicoanalisi, ma per quella infantile e, soprattutto, per il lavoro che doveva fare lo psichiatra infantile nel territorio. Non era solo il mondo interno l’oggetto del nostro lavoro, ma vi era, come elemento costitutivo, anche lo scontro con la realtà» [Balconi, 1984, p. 13 e p. 15].

Già eletta consigliera provinciale nelle liste del Partito comunista italiano nel 1946, nel 1963 la Balconi è in Parlamento nella commissione Igiene e sanità, deputato per il PCI della circoscrizione di Torino. In tale ruolo, lavora alla stesura della legge per la riforma del sistema ospedaliero passata nel 1968 col ministro Luigi Mariotti.
Sempre nelle liste del PCI, viene eletta sindaco del Comune di Grignasco, nella provincia di Novara: come racconterà in un’intervista, tale esperienza in un comune di piccole dimensioni le permette di non abbandonare e, soprattutto, di coniugare l’attività professionale con un intervento sulla realtà sociale [Intervista raccolta in Per Marcella Balconi, 2000].
Verso la fine degli anni Sessanta l’attenzione di Marcella Balconi si sposta verso le esperienze inglesi: si avvicina alle teorie di Melanie Klein attraverso Esther Bick (1901-1983), che aveva lavorato a lungo sul concetto di «Infant Observation», l’osservazione del bambino, ed era stata responsabile del corso di psicoterapia infantile presso la Tavistock Clinic di Londra dal 1948.

L’osservazione è sempre stata al centro del lavoro di Marcella: ripensando alla propria esperienza, scriverà: «Osservare vuol dire acquisire la capacità di vedere un insieme, un tutto unitario. Un tipo di osservazione che devitalizza, che si riferisce ad una parte o ad un settore, non serve al nostro lavoro. Tu devi avere la capacità di osservare, di sintetizzare; devi avere sempre la carica umana che ti fa ricercare l’intero e non la parte: l’interesse per una persona viva, non per i pezzi di una persona. Quando incominci ad osservare in questo modo ti rendi conto di avere emozioni, di vivere il rapporto in un certo modo. Prendi coscienza che l’individuo che osservi è pieno di vita come te» [Balconi, 1984, p. 19].
Un ruolo chiave per l’introduzione delle teorie della Klein in Italia viene giocato dai seminari che Marcella Balconi è incaricata di organizzare tra il 1973 e il 1975 per la sezione «psicopatologia dell’adolescenza» della Società italiana di neuropsichiatria infantile, dove vengono invitati lo psichiatra infantile e psicoanalista Donald Meltzer (1922-2004) e la psicologa e psicoanalista Martha Harris (1919-1987), entrambi membri della Società inglese di psicoanalisi.
Alla fine degli anni Settanta inizia la collaborazione con Giulia Del Carlo Giannini, docente di Clinica psichiatrica e Psicoterapia dell’età evolutiva presso l’Università di Pisa e direttrice dei servizi di neuropsichiatria a Pisa e a Lucca, con cui nel 1987 pubblicherà Il disegno e la psicoanalisi infantile, dove, secondo le parole di Marcella Balconi, avevano «cercato nei segni, negli scarabocchi, nei tratti grafici del bambino, nelle sue rappresentazioni, di cogliere i vissuti sensoriali ed emotivi, le dinamiche del primo rapporto con l’oggetto, le immagini primarie fissate nell’inconscio e inscritte nel disegno, tentando di ricostruire i passaggi dalle sensazioni alle emozioni ed al pensiero» [Grasso, Crivelli, 2007, p. 39].
Marcella Balconi lascia la direzione del Servizio di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Maggiore di Novara all’inizio del 1980. Muore nella sua città il 5 febbraio 1999, rimanendo attiva fino agli ultimi mesi.