Lezioni di volo e di atterraggio, di Roberto Vecchioni, recensione di Daniela Domenici

Chi mi segue da anni sa che scrivo le mie bibliorecensioni per passione e solo se il libro o l’ebook ha incontrato il mio gradimento per i motivi più vari ma evito di scriverle quando l’opera non mi è piaciuta per non demolirla; essendo una scrittrice, oltre che una docente e tanto altro ancora, so quanto possa far soffrire una recensione negativa.

Ma per una volta infrango questo mio modus operandi perché sono rimasta profondamente delusa da questo libro che ho acquistato sulla scia della pubblicità e che si è rivelato un tale fallimento da non riuscire ad arrivare neanche a metà, ed è un avvenimento quasi storico per la sottoscritta.

In primis perché il collega Vecchioni usa un linguaggio per pochi/e eletti/e, non basta una laurea, che ho conseguito, per capire e apprezzare le sue disquisizioni, non è sufficiente aver studiato filosofia o latino come la sottoscritta, questo libro è soltanto un’autoesaltazione della propria bravura che non arriva da nessuna parte, gli studenti e le studentesse che interagiscono con lui non esistono nella vita reale; a parte il fatto che ha dato loro cognomi improbabili parlano come dei libri stampati, ha messo loro in bocca osservazioni e riflessioni da docente universitario/a.

Anche il capitolo sugli apostoli o quello su Alda Merini che speravo potessero finalmente riconciliarmi con il libro hanno purtroppo confermato che è solo un esercizio di stile, un’autogratificazione che lascia attoniti/e perché le sue non sono lezioni di volo e di atterraggio, non fanno volare da nessuna parte né atterrare, si rimane fermi/e a chiedersi “perché l’ho comprato?”

PS forse sarebbe meglio che continuasse a regalarci canzoni e a insegnare senza scrivere…