La stanza del silenzio, di Enrico Luceri, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

È il primo libro che leggo di questo scrittore romano alquanto prolifico, da quanto leggo in terza di copertina, e mi ha attratto a tal punto da divorarlo in un solo giorno.

I miei complimenti vanno, in primis, alla trama da lui immaginata che ha come protagonista una donna, Carla, che decide, all’improvviso, di partire per la Capitale per trovare una spiegazione all’omicidio di suo marito Roberto avvenuto dieci anni prima nella stanza 11 di un hotel e rimasto senza colpevoli.

Molto originale e variegato lo stile narrativo perché Luceri inserisce, ad hoc, flashback del passato e anche brani scritti dalla protagonista sulla sua agendina che aiutano lei, ma soprattutto il lettore e la lettrice, a fissare il punto sulla situazione delle sue indagini, sui nuovi dettagli, sulle intuizioni, sugli incontri utili e arriveremo al finale, assolutamente inimmaginabile, insieme a Carla con un colpo di scena degno dei migliori film di Dario Argento o dei thrillers di Agatha Christie che l’autore cita nella sua postfazione.

Molto ben caratterizzate/i le/i tante/i coprotagonisti, dalla madre di Carla, Teresa, a Karina, dal commissario Montefiori alle tante persone che hanno, o hanno avuto, a che fare con l’hotel in cui è avvenuto l’omicidio dieci anni prima ma i miei più calorosi complimenti vanno alla descrizione della lenta ma graduale e inesorabile epifania che avviene nella mente della protagonista: standing ovation.