sette artiste surrealiste dimenticate, di Priscilla Frank

Leonor Fini, L’acqua dormiente

7 Forgotten Women Surrealists Who Deserve To Be Remembered | HuffPost

Credo nelle futura risoluzione di questi due stati, sogno e realtà, che sembrano così contraddittori, in un genere di assoluta realtà, una surrealtà, se così si potesse dire” spiegava lo scrittore André Breton nei manifesti del Surrealismo. Il testo del 1924 fondò il movimento surrealista come caratterizzato da, con le parole di Breton, “puro automatismo psichico”.

I nomi più spesso associati col surrealismo, il movimento culturale di avanguardia nato negli anni ’20 del 1900, includono Max Ernst, Salvador Dalí, Man Ray, Hans Arp, Marcel Duchamp e Yves Tanguy tra gli altri.

Sorpresa: sono tutti uomini.

Per fortuna Sotheby’s sta ora sperando di illuminare le tante donne artiste che meritano uguale riconoscimento, quelle che hanno espresso anche i complessi dettagli dei loro mondi interiori con linee taglienti e colori vivaci.

L’imminente mostra “Cherchez la Femme: Women and Surrealism” presenterà nomi molto be noti come Frida Kahlo e Leonora Carrington insieme a molte che perfino gli appassionati surrealisti possono non riconoscere.

Come anticipazione di questa mostra molto necessaria ecco qui sette dimenticate artiste surrealiste che meritano di essere ricordate.

  • Dorothea Tanning (1910-2012)

 

“Mantieni i tuoi occhi sul tuo mondo interiore e tienti lontana/o da “ads” e idioti e da star del cinema eccetto quando hai bisogno di divertimento” disse Tanning al Salone nel 2002. La surrealista autodidatta che è morta a 101 anni nel 2012, incantò il pubblico con le sue tele meticolosamente dettagliate che ritraevano mondi dell’immaginazione riccamente colorati.

“Compleanno”, la sua opera più nota del 1942, è un autoritratto di Tanning, seni nudi, vestita con un trasandato abito Shakespeariano. Davanti ai suoi piedi riposa una mitica creatura pelosa con ali nere e dietro di lei un sentiero senza fine di porte d’entrata verso l’infinito.

“Quando vidi la mostra surrealista al MoMA nel 1936 fui impressionata dal suo osare indirizzarsi verso i grovigli del subconscio – pescando nella psiche per cercare i suoi segreti per glorificare la sua devianza” aggiunse “Sentii la necessità di saltare nello stesso lago che, a proposito, avevo già guadato prima di incontrare ognuno di loro. In ogni caso saltai. Erano un gruppo di persone terribilmente attraenti. Amavano New York, i battibecchi d’amore, i giochi d’amore”.

Tanning, che negli ultimi anni si fece un nome come scrittrice e poetessa, ebbe una storia d’amore con lo scultore Max Ernst. Furono sposati per 30 anni fino alla sua morte nel 1978.

 

  • Bridget Bate Tichenor (1917-1990)

 

Tichenor è stata una pittrice di origine francese che in seguito elesse il Messico come sua patria adottiva. All’età di 16 anni mentre era ancora a Parigi fece da modella per Coco Chanel e da soggetto per fotografi come Man Ray. Negli anni ’50 l’artista lasciò il suo secondo marito e un lavoro a “Vogue” per trasferirsi definitivamente in Messico costruendo una comunità con colleghi artisti realisti magici come Leonora Carrington e Remedios Varo.

I quadri di Tichenor, ispirati dalle opere del Rinascimento italiano del 16esimo secolo, combinavano i metodi di pittura tradizionali con influenze spirituali più non ortodosse come la mitologia mesoamericana e l’occulto. Le sue opere spesso coinvolgono maschere, travestimenti e visi “unhinged” evocanti il suo personale viaggio alla scoperta di sé e al risveglio spirituale.

  • Toyen (1902-1980)

 

Toyen, nata Marie Čermínová, lasciò il suo nome e adottò uno pseudonimo “ungendered” basato sulla parola “citoyen”, cittadino. Si riferiva frequentemente a se stessa usando pronomi maschili ed era disinibita nell’esprimere i suoi desideri “queer” sia attraverso la vita che l’arte.

Per quel che riguarda la sua arte lei si trovava nell’avanguardia ceca, nota in parte per le sue opere d’arte erotiche che includevano lingue, labbra, aperture vaginali, pezzi degli scacchi fallici, orge lesbiche e una donna dormiente che sogna peni.

“L’intera opera di Toyen tende a nient’altro che alla correzione del mondo esteriore in termini di un desiderio che si nutre e cresce dalla sua stessa soddisfazione” scrisse Benjamin Peret nel 1953. La sua opera costruisce un palcoscenico enigmatico per un mondo interiore pulsante di sollecitazioni erotiche e di istinti animali che non chiedono di essere spiegati.

  • Kay Sage (1898-1963)

 

Sage nacque in una famiglia abbiente di New York e dopo la separazione dei suoi genitori andò a vivere in Italia con sua madre. Solo alla fine degli anni ’30 dopo che si era sposata e aveva divorziato da un giovane nobile italiano Sage scoprì la sua passione per l’arte surrealista.

“Definisco Sage una surrealista perché la sua pittura risuona dei paradossi inquietanti e delle qualità allucinatorie apprezzate da Breton e dal suo gruppo” scrisse la sua biografa Judith D. Suther “Ancora più fondamentale definisco Sage una surrealista perché la sua fedeltà all’identità surrealista sta nel cuore della sua immagine di sé come artista”.

Le opere di Sage sono architetturali, centrate intorno alle ombre e alle pieghe dei vari materiali e “imbevute di un’aura di forma purificata e un senso di immobilità e di imminente castigo che non si trova altrove nel surrealismo” ha detto la storica dell’arte Whitney Chadwick.

Sage sposò il collega artista surrealista Yves Tanguy nel 1940 e la coppia visse un rapporto appassionato e talvolta volatile. “Yves è stata il mio unico amico che capiva tutto” disse Sage dopo la sua morte. L’artista smise di creare in seguito alla morte di Tanguy in parte per le cataratte che colpirono la sua vista e si suicidò nel 1963. Il suo necrologio recitava “Il primo dipinto di Yves che ho visto, prima di conoscerlo, s’intitolava “Ti sto aspettando”. Sono venuta. Ora lui mi sta aspettando di nuovo…sono sulla strada”.

  • Leonor Fini (1907-1996)

 

Fini nacque a Buemos Aires in Argentina e crebbe in Italia. Non ricevette mai una vera formazione e, da adolescente, trascorse mesi con gli occhi chiusi da una benda per una malattia oculare. Durante quel periodo iniziò a sperimentare visioni interiori che lei incanalò nelle sue opere d’arte. Fini, ispirata da artisti tra cui Hieronymous Bosch e Bronzino, divenne nota per le sue raffigurazioni morbose di donne potentemente e sessualmente liberate. Visioni ibride di castrazione, cambiamento di forma e coltelli come arme caratterizzano la sua audace immaginazione. Creò anche il primo ritratto erotico di un uomo nudo mai fatto da una donna nel 1942.

Il femminismo radicale evidente nell’opera di Fini si estese anche alla sua vita personale. Fu un’orgogliosa bisessuale e spesso dichiarò la sua repulsione all’idea del matrimonio. “Il matrimonio non mi ha mai attratto” disse “Non ho mai vissuto con una persona, da quando avevo 18 anni ho sempre preferito vivere in una sorta di comunità, una grande casa con il mio atelier e i gatti e gli amici, una volta con un uomo che era quasi un amante e un’altra con uno che era quasi un amico. E ha sempre funzionato”.

La ragazza bohemien si faceva ammirare; tingeva spesso i suoi capelli di blu, arancione, rosso o oro e andava ai party vestita da uomo o indossando soltanto stivali e un cappello di piume. “Ho sempre amato e vissuto il mio proprio teatro” disse una volta. Fu madre anche di 17 gatti persiani che condividevano il suo letto e la sua tavola ai pasti.

  • Dora Maar (1907-1997)

 

Maar, nata Henriette Theodora Markovic, viene spesso citata come una musa influente per Pablo Picasso. Comunque Maar fu un’artista per suo diritto avendo contribuito a “Guernica” di Picasso così come a un’ampia gamma delle sue opere. Nacque a Tours, in Francia, e crebbe in Argentina e si trasferì a Parigi all’età di 19 anni dove studiò fotografia.

Maar incontrò Picasso quando lei aveva 28 anni e lui 54 mentre lavorava su un set fotografico. Maar divenne presto un’amante e una musa dell’artista del Cubismo, posando occasionalmente per lui, collaborando al suo lavoro e documentandolo. La loro storia durò nove anni.

Quando finì dopo che Picasso si mise con Francoise Gilot Maar si immerse nel cattolicesimo romano; rimase famosa la sua frase “Dopo Picasso Dio”.

L’eredità di Maar si estende al di là della sua storia con Picasso. Come Mary Ann Caws scrisse su “The Guardian” “lei attinse all’immaginazione del suo amante nelle sue stesse rappresentazioni dell’opera di lui. Questo dice molto sulla forza di lei. Non è stata presa in considerazione come merita. Lei non stava semplicemente imitando Picasso come è stato detto: era troppo intelligente per fare ciò. Né stava imitando i ritratti di lei fatti da lui. Stava collaborando nella loro rappresentazione di questa tragedia come faceva nel fotografare l’opera di lui”.

  • Stella Snead (1910-2006)

 

Snead nacque a Londra e insieme a sua madre lasciò la casa a una giovane età mantenendo la loro destinazione segreta a suo padre che era mentalmente instabile e potenzialmente pericoloso.

All’età di 20 anni circa Snead divenne depressa, forse una tendenza genetica ereditata da suo padre. “Prova questo, quello e l’altro” scriveva “Nessuna soddisfazione, sola, annoiata. Durante la mia giovinezza profonde depressioni iniziarono a colpirmi, erano autocommiseranti e me le portavo addosso per mesi. Piangevo tanto, volevo ibernarmi come gli orsi o essere molto vecchia o morta”.

I suoi quadri sono caratterizzati da colori notturni, animali esotici, pianure stile Nuovo Messico, antiche sculture e rovine, uno stile femminile sofisticato, tutto sperimentato attraverso una prospettiva deformata con una prospettiva a tutto tondo.

Smise all’improvviso di dipingere nel 1950 dopo aver combattuto di nuovo contro la depressione. Verso la fine della sua vita Snead fu “riscoperta” come artista ed ebbe l’opportunità di testimoniare i giudizi positivi dei critici sulla sua opera.