Un cappio per Archibald Mitfold, di Dorothy Bowers, traduzione di Daniela Di Falco, edizioni Le Assassine, recensione di Daniela Domenici

Le Assassine è una casa editrice che pubblica solo donne autrici di gialli, sia italiane che straniere, sia contemporanee che “vintage”; quest’ultima è “una collana rivolta al passato, alla scoperta di scrittrici che a vario titolo sono state pioniere della letteratura gialla. Alcune sono ormai cadute nell’oblio, altre sono tuttora lette o hanno premi dati in loro onore. Abbiamo proposto le loro opere in chiave moderna, senza cancellare del tutto la polvere del tempo che le ha rese solo più preziose

A questa collana appartiene “Un cappio per Archibald” scritto da Dorothy Bowers, ottimamente tradotto da Daniela Di Falco, apparso per la prima volta nel 1940 con il titolo “Deed without a name”, un giallo dalla mole alquanto ragguardevole, 400 pagine, che si svolge nella Londra della Seconda Guerra Mondiale e che ha come protagonisti il commissario Pardoe e il suo vice Salt i quali devono indagare sulla morte di Archy Mitfold, un apparente suicidio che si rivela subito un omicidio. Il compito non sarà assolutamente facile e i due dovranno indagare a fondo nella vita di Archibald per risalire al colpevole  il cui nome si scoprirà solo nelle ultimissime pagine.

Durante le indagini incontreremo tanti e tante personaggi/e, tutti/e molto ben caratterizzati/e, alcuni/e di loro ha qualche scheletro nell’armadio, qualche mistero di troppo ma alla fine la testardaggine, la costanza e la perspicacia di Pardoe e Salt sarà premiata.

Bello l’escamotage di iniziare ogni capitolo con una citazione, ad hoc, tratta da alcune delle opere di Shakespeare e ottimo anche l’inserimento di brani del diario di Archy che aiutano a fare un po’ di luce sulla sua morte.