chi siamo per decidere della vita e della morte? di Loredana De Vita

 

Who We Are to Decide of Life and Death? – Writing Is Testifying

La notizia che riporta il ritrovamento dei corpi di alcuni bambini e di una donna riportati dal mare e abbandonati sulla sabbia di Zuara mi provoca un dolore profondo. Il dolore non solo emotivo e passeggero, ma il dolore della testimonianza. È una storia che mi sono sentita narrare dai ragazzi e ragazze con cui ho dialogato a lungo prima di scrivere il mio romanzo “Il vento trascina” (Nulla die, 2020), è la loro esperienza, l’esperienza del loro sguardo e delle lacrime versate come della paura provata. Leggevo il giornale e mi sembrava di leggere una storia scritta da me, ma vissuta da chi quel deserto lo ha attraversato e che solo per caso o per la forza della propria resistenza è riuscito a superare. È il deserto della violenza e dell’indifferenza di chi, spettatore distante e distratto, ha cura solo di fomentare odio e oblio. È il deserto dove accanto a ogni corpo morto, giace un pezzo di anima non solo di chi quella storia l’ha vissuta, ma anche di chi si è messo a nudo e dinanzi a quell’esperienza si è sentito altrettanto piccolo e vulnerabile. In base a che cosa presumiamo di poter decidere chi abbia diritto di vivere e scegliere la propria vita? Quei corpi abbandonati sulla sabbia ci raccontano la storia di un tradimento, il tradimento del valore dell’umanità. Quei corpi hanno un nome che probabilmente non conosceremo mai, ma quei corpi hanno anche il mio nome e nel senso di vuoto della mia disperazione, imploro da quei corpi il perdono e da ogni istituzione e persona di smettere di confondere potere e politica e ricordare il valore e il significato profondo della comunità.