Il banchiere di Milano, di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

È un noir che più noir non si potrebbe quest’opera di Ippolito Edmondo Ferrario che si svolge tra Milano, Lugano e Bonassola, deliziosa cittadina sul mare in provincia di La Spezia, che l’autore conosce e ama profondamente; lo si evince dai capitoli che hanno luogo là e che mi ha fatto sorgere il desiderio di andare a visitarla.

Come qualunque noir che si rispetti è intriso di luoghi misteriosi, di scene erotiche, di  omicidi efferati, di ricatti, di intrighi finanziari e politici al cui centro c’è sempre e comunque Raoul Sforza “conosciuto come il banchiere nero per i suoi trascorsi eversivi…uno dei personaggi più enigmatici del panorama finanziario meneghino…” che “saprà muoversi con la giusta dose di disincanto e di astuzia per aiutare una misteriosa ragazza” che è Viola Fumagalli la quale da personaggio di secondo piano diventerà gradualmente la co-protagonista.

Un altro elemento che mi sembra di poter dedurre è lo sviscerato amore dell’autore per la musica, soprattutto classica ma non solo, e per la chitarra in particolare (che probabilmente Ferrario suonerà…); i brani scelti con oculatezza fanno da colonna sonora a tutti i momenti clou della storia.