l’eredità umana di Shakespeare, di Loredana De Vita

Shakespeare’s Human Heritage – Writing Is Testifying

Non è una lezione di letteratura come tante volte nel mio passato ho fatto nei corsi di studio di Storia della letteratura inglese, ma è una lezione di umanità… sia ben chiaro, non sono io a impartirla, non ho questa grande pretesa, ma lo stesso William Shakespeare a offrircela, di certo inconsapevole della sua influenza duratura ed eterna.
Ieri ho cominciato a guardare un film, ben fatto, su Macbeth e ne sono rimasta affascinata. Ho cominciato a guardarlo, perché dopo poco che era iniziato ho smesso di seguire le immagini e ho prestato la mia attenzione alle sole parole. Sembra strano, lo so, ma quelle parole raccontavano una storia ancora più sottile e profonda che ciascun essere umano dovrebbe ascoltare con le orecchie del cuore per percepirne il significato profondo.
Vi potrei parlare dell’ambizione sfrenata, del male e del bene, del cuore che perde coraggio, della follia sadica e di quella patologica; potrei parlarvi del ruolo femminile, del vuoto di figli non nati o di quelli morti troppo presto; potrei raccontarvi dell’amicizia tradita e della magia buona o malefica secondo il sentire di chi se ne lascia influenzare; potrei narrarvi di Storia e biografia, di legami politici e di immagini mitologiche… potrei parlarvi di tante letture possibili di un testo così tetro ma così profondo. Non lo farò.
L’unica cosa di cui voglio dirvi è la profondità delle parole shakesperiane che esulano dal tempo a lui contemporaneo e parlano al “per sempre” dei vizi e delle virtù, dei pregi e dei difetti, del coraggio e della paura. Sono parole eterne poiché Shakespeare è riuscito in ogni sua opera a cogliere le verità profonde delle persone. È stato sempre “plurale” nelle sue possibili letture della vita e del pensiero dell’umanità, eppure, questa sua capacità introspettiva non lo ha mai portato a giudicare l’uno o l’altro, a prendere le parti dell’uno o dell’altro, lasciando sempre allo spettatore (oggi spero anche lettore) il compito di scegliere, di ritagliare il proprio ruolo nella vita che gli compete.
Queste le emozioni provate nell’ascolto, non rabbia, non indignazione, non giudizio sulle miserie umane così attuali anche nel nostro presente, ma raccoglimento, commozione, partecipazione.
Ecco, questo è, per me, William Shakespeare, che ne parli dal punto di vista della competenza o da quello prettamente umano.
Al termine dell’ascolto, mi sono venute le lacrime agli occhi, poichè il destino di ogni uomo, quello che ogni uomo sceglie per sé, può essere talvolta persino crudele.