Autopsia di una felicità mancata, di Annalisa Marinelli, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

“…l’amore è energia assoluta, sta a noi renderla utile e guadagnarcene il merito…l’amore arriva per rinnovare, è un principio vitale anche quando sconvolge e distrugge. Lo fa perché per rinascere dobbiamo in qualche modo sempre essere disposti/e a lasciar morire qualcosa. E’ energia messa a disposizione di coloro che ne sono posseduti/e, è un dono, una benedizione persino quando fa così male…” inizio la mia recensione con queste parole tratte dallo splendido libro di Annalisa Marinelli “Autopsia di una felicità mancata” che sfugge a qualunque definizione ma affascina, emoziona e commuove per l’originalità dell’idea di partenza, per la straordinaria ricchezza di citazioni letterarie e musicali, per l’ineffabile ricchezza e densità della lingua, per la lucida analisi dei sentimenti della protagonista, Giovanna, un’antropologa italiana trasferitasi a Stoccolma con marito e figli, da parte sua e dell’amica anatomopatologa Arianna a cui affida il compito di fare un’autopsia che cambierà e arricchirà entrambe.

Sono innumerevoli le citazioni che vorrei estrapolare ma mi limiterò a questa che riguarda il linguaggio “…per riformare davvero i rapporti tra uomini e donne, per armonizzare i poteri nella società e persino nei confronti della natura occorre rimettere in discussione gli strumenti che sono a fondamento delle nostre esistenze, primo fra tutti forse proprio il linguaggio. Occorre scassinare le grammatiche, mescolare i generi, confondere le lingue, scandalizzare il logos. Mescolare…la geometria analitica con la letteratura, la poesia con la neurobiologia, l’antropologia con le canzonette, l’urbanistica con le biografie potrebbe essere un tentativo…”: ringrazio Annalisa Marinelli per esserci riuscita in modo così superbo.