modern Atlas, di Loredana De Vita

Modern Atlas – Writing Is Testifying

Siamo sempre più proni alla polemica sterile, sembra che gli esseri umani siano prigionieri di un modo di fare collassato, che non ha più ragione di esistere, eppure dal quale non riescono in alcun modo a sfuggire: il paragone, il misurarsi con l’altro per prevaricarlo o, comunque, non essere da meno. Quello che fai tu faccio io, se lo fai tu lo faccio io… come se non esistesse più la coscienza personale, ma solo il giudizio dello sguardo dell’altro.
Su questo meccanismo si è costruita tutta la polemica del “mi inginocchio se si inginocchiano” scaturita durante gli europei in molti giocatori, ma soprattutto, nella gestione di molte squadre. Sembra che se in una squadra ci si inginocchia e nell’altra no, questo sia segno di debolezza da parte di chi compie quel gesto, di umiliazione, come se uno si rimettesse al potere dell’avversario. Anche un gesto così significativo ha perso il valore della scelta e della coscienza, della scelta di coscienza o della coscienza della scelta. Sembra uno scioglilingua, ma credo sia molto grave aver spostato il peso della coscienza all’imitazione e quello della scelta all’emulazione.
Quel gesto, invece, non è una sfida a chi abbassa per primo lo sguardo o a chi alza di più la voce, ma è la consapevolezza che ciascuno nel suo piccolo o grande molto può marcare il suo segno di responsabilità e cominciare a costruire una società in cui tutti i diritti siano rispettati per tutti.
Inginocchiarsi (a favore della difesa dei diritti di ogni essere umano) non è un motivo di contrapposizione né di sottomissione, non è una sfida nè una provocazione, ma è farsi carico della responsabilità dell’altro e della propria. Non esistono settori in cui inginocchiarsi per questi motivi abbia senso oppure no, ciò che ha senso è farlo non per esibizione ma per convinzione, come anche il non farlo. Quel gesto non è solo solidarietà, ma compartecipazione, condivisione, e non dura l’attimo della sua manifestazione, in quanto deve continuare nella coscienza attiva del quotidiano di ciascuno che ne sposa e incarna il valore anche quando non si è sotto i riflettori. Significa che quella manifestazione di sostegno reciproco prosegue nella cultura del quotidiano e cambia i rapporti tra le persone nei piccoli come nei grandi contesti.
Quel gesto, dal mio punto di vista, non è un gesto di prostrazione e debolezza, ma, anzi, un gesto di coraggio e sostegno. A me fa venired in mente la statua dell’Atlante Farnese (custodita nel Museo Archeologico di Napoli), si tratta di una statua di marmo (circa 185 cm., probabilmente una copia dell’originale) di epoca ellenistica databile intorno al II sec. d.C., che mostra Atlante inginocchiato nello sforzo di reggere sulle spalle il mondo intero, costellazioni incluse. Ebbene, la posizione di Atlante è la stessa di chi si inginocchia per i “Black Lives Matters” e per i diritti di ogni persona umana. Quest’immagine mi fa pensare a quanto grande sia il peso del nostro mondo così pieno di ingiustizie e polemiche, tanto che caricarlo ancora di più non ha il minimo senso, anzi, mi piacerebbe poter immaginare tanti che decidano, infine, di aiutare il povero Atlante sfinito a sostenere il peso del mondo alleggerendone l’arcaica compatezza di odi meschini.
Inginocchiarsi, allora, è il gesto di chi si fa carico del senso del mondo. Si inginocchia il devoto che chiede aiuto, si inginocchia l’innamorato che offre all’amata la promessa del suo amore, mi inginocchio io stessa a favore dei diritti di ogni persona, si inginocchia ogni uomo o donna che con la sua forza cerca di sostenere il peso della vita di chi soffre.
Inginocchiarsi non è segno di sottomissione e umiliazione, ma di legami che costruiscono amore.