accadde…oggi: nel 2020 muore Maria Celeste Nardini, di Gino Martina

https://bari.repubblica.it/cronaca/2020/09/03/news/e_morta_maria_celeste_nardini-266119000/

Comunista, femminista, impegnata in battaglie per i diritti dei lavoratori e degli ultimi. Con la scomparsa a 77 anni di Maria Celeste Nardini, la sinistra pugliese, e barese soprattutto, perde un vero e proprio punto di riferimento. E le centinaia di testimonianze ed espressioni di cordoglio arrivate le scorse ore dai social alla sua casa del rione Libertà ne sono la conferma. Ha combattuto una lunga e silenziosa battaglia contro una malattia che a molti sembrava essere stata tenuta a bada.

Di professione insegnante e funzionaria di partito, ha militato nel Pci prima di essere eletta nel 1994 e nel 1996 alla Camera con Rifondazione comunista. Nel 2001 è la prima dei non eletti nel seggio ottenuto da Nichi Vendola, ma torna sugli scranni di Montecitorio a maggio del 2005, perché nel frattempo si era compiuto una sorta di miracolo politico che l’aveva riempita di gioia: Vendola era diventato presidente della Regione Puglia battendo col centrosinistra unito il governatore uscente Raffaele Fitto.

Nel 2006, sempre con Rifondazione, è eletta al Senato ma due anni dopo abbandona il partito e segue il nuovo corso di Sel, nato dalla scissione capeggiata proprio dal governatore pugliese. “La sua casa era sempre aperta – racconta Lea Durante – docente di letteratura italiana a Bari e già presidente dell’International Gramsci Society – di fronte a una desolata birreria per maschi, le sue scarpe sempre in attività in mezzo alle persone. Faceva la politica con cappotto e borsetta, andando. E pure stando, però. Ascoltatrice infaticabile, aveva il talento innato delle relazioni, costruiva trame reticolari di persone, azioni, idee. Sempre in prima linea, sempre a fare, a parlare, a incontrare, a mediare, a dire ciò che andava detto, e anche ciò che era difficile pronunciare. Quel suo cursus honorum che l’aveva vista protagonista in mille funzioni, in mille ruoli formali e informali, ne aveva fatto un’autorità morale ascoltatissima, autorevole. Aveva in testa gli ultimi aggiunge -, aiutava come poteva anche nelle cose spicciole, nelle necessità quotidiane. Era una rivoluzionaria del quotidiano, perché la vita concreta degli altri e delle altre era ciò che le stava a cuore prima di tutto. Un volantinaggio al mercato e un intervento parlamentare avevano per lei la stessa importanza, difficilmente avrebbe rinunciato all’uno per l’altro”.