i verbi modali, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2021/12/28/modal-verbs/

I verbi modali sono verbi che aiutano a esprimere il modo in cui un soggetto compie l’azione. La stessa azione, cioè, può essere fatta per dovere (obbligo), possibilità (o capacità), volontà.
Un esempio: “io devo studiare” (intendendo sia un obbligo esterno nel senso che qualcuno lo impone, ma anche un obbligo interno che esprima la consapevolezza della necessità di compiere la tale azione); oppure, “io posso studiare” (nel senso di averne la capacità, ma anche la possibilità); infine, ma non meno importante, “io voglio studiare” (che esprime senza dubbio alcuno la volontà e la scelta di compiere o meno quella particolare azione).
Ogni verbo modale struttura una frase affinché in essa più o meno forte sia l’intenzione del soggetto, ma anche di chi al soggetto si rivolge.
Ecco, nella vita capita talvolta, che alcuni verbi modali spariscano come se non fossero mai esistiti, o vengono trasformati in modo che, in ogni caso, anche quando esprimono una possibilità o una capacità, essi appaiano come dei comandi.
Accade, allora, che “l’io non posso” e “l’io devo” diventino le uniche forme coniugabili dei verbi servili. “L’io voglio”, invece, sparisce completamente dal novero di tali verbi come dalle scelte possibili che un soggetto possa compiere.
“L’io voglio” sparisce dallo sguardo e dalle parole di chi lo impiega nei tuoi riguardi trasformandolo in “tu non devi” oppure “tu non puoi”.
Non c’è cattiveria, spesso, in questo, ma chi stabilisce che le cose funzionino così? Chi determina che la scelta della persona non abbia più valore significante e significativo? Siamo sicuri che sia solo per il bene? E se questo bene nascondesse forme di malcelato egoismo che, pur non volendolo, mancano di rispetto alla persona soggetto? Come si fa a essere sicuri che ciò che si ritiene “debba” o “non possa” essere fatto sia davvero il bene della persona? Non è forse vero che già il trattare una persona impossibilitandola a scegliere è come non solo deufraudare la persona della sua libertà, ma anche privarla della sua dignità?
Tante volte si crede di conoscere quale sia il meglio per gli altri, ma è facile determinarlo dall’esterno, senza provare quello che essi provano sulla propria pelle. È facile stabilire ciò che si debba o non debba fare dall’alto del proprio dominio, altra storia è quel desiderio di controllo di sé e di desiderio di libertà che la persona esercita su sé stessa consapevolmente e liberamente.
I verbi servili (o modali) hanno il loro fascino perché non esercitano un potere, ma aiutano a comprendere il peso da dare alle azioni. Credo che ciascuno dovrebbe essere libero di gestire questa consapevolezza e a essa, essa soltanto, confidare il dono della propria ragionevolezza.