Brutta, di Giulia Blasi, recensione di Daniela Domenici

Vorrei iniziare questa mia recensione in un modo un po’ diverso ringraziando Giorgio Zanchini, straordinario giornalista, che mi fa conoscere autori e autrici nella sua trasmissione “Quante storie”. Giulia Blasi è stata sua ospite con il suo “Brutta” e mi ha fatto venire il desiderio di leggerlo sia per la simpatia travolgente dell’autrice che per la tematica da lei trattata.

Il sottotitolo è “storia di un corpo come tanti” ma non è esattamente così perché il corpo di cui Blasi parla è il suo e lo fa con una tale brutale sincerità, disarmante e commovente, sempre venata di grande autoironia che mi ha fatto innamorare anche perché in molte delle sue affermazioni e descrizioni mi ci riconosco in pieno ma, al contrario di lei, io non ho mai avuto il suo coraggio di fare questo particolare “coming out” ed è per questo che la ammiro.

“Brutta” ha una perfetta conclusione con il capitolo finale dal titolo in antitesi “bella” dal quale vorrei estrapolare più di un paragrafo ma mi limiterò a uno”…perché il corpo conta sopra ogni cosa, del corpo bisogna tener conto. Dal nostro corpo non riusciamo a prescindere, non ci sappiamo liberare e abbiamo rinunciato a chiederlo. Non pensiamo che sia possibile perché questa possibilità non ci viene mai prospettata. E’ una trappola e ci viviamo dentro. Sono come tutte le altre, non lo so come si fa ad amarsi sempre…volermi bene quando capita, volermi male, ignorarmi quando va bene perché ci sono cose più importanti. Non ci riuscirò, pazienza, vivrò lo stesso più a lungo che posso, più in largo che posso, più forte che posso, da bella, da brutta, finchè non sarà stanca”: grazie Giulia!